S T O I S A

PERCEZIONI MOBILI

 

Prima stanza
La prima stanza contiene cinque pezzi di catrame. Neri, come la pece, con un piccolo disegno sulle facciate irregolari. Ogni disegno rappresenta un organo del corpo umano simbolicamente collegato con uno dei cinque sensi. C'è un naso, una bocca, un orecchio, un occhio e un dito (un'impronta). Con il tempo questi disegni verranno assorbiti dal catrame e lentamente si attenueranno. Il catrame, infatti, assorbe inesorabilmente i colori. Non c'è nulla che possa impedirlo. Time goes by.
È quindi vietato guardare i pezzi di catrame così come appaiono. Vanno inseriti, almeno nell'immaginazione dello spettattore, nel loro contesto temporale. L'aspetto di ciascun di essi dipende dal tempo che è passato da quando l'artista gli ha dipinto sopra: così il bianco, diverrà grigio chiaro, poi sempre più scuro fino a divenire nero. Il pezzo di catrame con il disegno della bocca tra vent'anni non potrà più definirsi tale.
Ma non basta guardare questi cinque pezzi di catrame nel contesto temporale appena descritto. È anche necessario inserirli in un giusto ambito spaziale. Non vanno visti (ammirati) e/o pensati da soli: «Toh, ecco un pezzo di catrame; guarda un po' là ce n'è un altro. Pensa che si modificano con il tempo». Così non va, o, quanto meno, non basta, perché ciascuno di essi è intimamente connesso con uno dei quadri dell'altra stanza.
Riassumendo: pezzo di catrame + figura colorata + assorbimento della figura + quadro nell'altra stanza.

Seconda stanza
La seconda stanza contiene il tesoro. The core of the exhibition. Cinque oli su catrame, firmati da Luigi Stoisa. A giudizio dell'artista, ciascun dipinto rappresenta la descrizione di uno dei cinque sensi. Trattasi di percezione mobile, come indica il titolo della mostra, perché le figure si consumano. Infatti, anche questi oli sono su catrame. Destinati a sparire, lasciando un'ombra più chiara sul catrame laddove un tempo spiccavano i bianchi e i gialli. Vale anche qui il detto "time goes by", e la regola: "è d'uopo inserire ciascun quadro nell'appropriato contesto temporale e pensarlo in perpetua modificazione".
Ma questa continua trasformazione dei cinque sensi dipinti è resa ancora più intensa dagli oggetti che accompagnano ciascun quadro:
- Il quadro delle tre mele sta sopra una montagna di mele. Mele che marciranno e scompariranno più rapidamente della loro figurazione su catrame. Si possono mangiare finché commestibili, per provarne il gusto.
- Il quadro della Flagellazione di Cristo (in bianco e nero), tratto dall'originale di Piero della Francesca (a colori), poggia su un davanzale duecentesco in pietra di Luserna. Qui la pietra è destinata a durare più del dipinto. Si può toccare.
- La parziale riproduzione del San Giovannino di Caravaggio ha di fianco un telo con un pezzo di carne. Stoisa dice che il quadro di Caravaggio è sensuale, ricorda l'odore della pelle. Anche la carne ha un buon odore e durante la mostra si può comunque annusare. - Un manichino fissa il culo di una modella che si fa dipingere dall'artista. Qui ad essere coerenti, non si può fare altro che guardare, e tacere. - L'urlo di Munch è solo. È stata Rosi, la moglie di Luigi, a suggerirgli di rappresenta- re il suono copiando questo quadro. Si possono chiudere gli occhi e ascoltare.

Terza stanza
l. Soluzione
Gli ultimi risultati politici insegnano che il linguaggio semplice è il più apprezzato. Viene capito da molti e crea grande consenso. Stoisa, però non ce la fa ad essere populista e continua a dipingere in maniera abbastanza difficile. Dati i tempi si sforza, tuttavia di spiegare quello che non tutti possono percepire. Il quadro e gli schizzi sul muro di questa stanza ne sono la prova, sono il suo tiepido omaggio a chi sostiene che l'arte dev'essere di tutti, come la televisione.

2. Soluzione
Stoisa vive a Selvaggio, frazione del Comune di Giaveno dove insegna, in una scuola media, educazione artistica. Questo spirito didattico lo accompagna anche nelle mostre. È la sua deformazione professionale che lo spinge a dedicare una stanza alla spiegazione di ciò che ha fatto nelle altre due.

3. Soluzione
Il sincero spirito altruistico di Stoisa verso i visitatori che fanno lo sforzo di andare a vedere la sua mostra lo ha convinto a dedicare questa stanza alle spiegazioni. Fa piacere vedere un'artista parzialmente concettuale che si sforza di rendere comprensibile a chi il concettuale non sa nemmeno cosa sia ciò che ha voluto esprimere con l'esposizione: classica cortesia piemontese.

Nel 1460 Piero della Francesca dipingeva su una pala di legno una versione ipermoderna della flagellazione di Cristo. 534 anni dopo, nel 1994, Luigi Stoisa copiava la stessa immagine su una lastra di catrame, senza nemmeno colorarla. Nel frattempo non è mai cessato il dibattito sul tema: l'arte progredisce?
Alcuni hanno affermato che vi è un avanzamento nell'arte, così come nella tecnica. Altri hanno obiettato che la bellezza non ha età e che Michelangelo non sarà mai superato. La diatriba è senza risposta. Unica certezza è che non basta copiare lavori già fatti. Per non cadere nella categoria dei falsari o in quella, meno redditizia, dei madonnari, è, infatti, necessario inventare qualcosa.
Stoisa cosa crea?
Stoisa è giovane (36), ma è colpito dal passaggio del tempo. Il tempo non si pub dipingere o scolpire, ma si può facilmente figurare. La terra è piena di oggetti che lo simboleggiano. Come il naso rappresenta l'olfatto, così l'orologio rinvia al tempo. Il collegamento è facile, quasi automatico, chiunque può coglierlo. Dipingere simboli, però, non è il modo più efficace per trasmettere sensazioni. Non è quindi casuale che Stoisa non abbia mai tracciato i contorni di clessidre o ritratto giovani che divengono vecchi.
La sua intenzione è quella di colpire profondamente lo spettatore; non gli basta dare una rappresentazione visiva dello scorrere del tempo, egli vuole anche trasmetterne la sensazione. Riesce in tale intento quando fa vivere il tempo all'interno delle sue opere. Ed è per questo che quando si sta di fronte ad un suo lavoro si vede ciò che ha dipinto (i quadri, gli schizzi sui muri e le immagini sui pezzi di catrame) con la consapevolezza, però, che ciò che si vede prima o poi non si vedrà più: la carne putrefarà, la frutta marcirà, il davanzale si sgretolerà, la pittura verrà assorbita.
L'aspetto più incredibile dell'iter artistico di Stoisa è l'utilizzo di materiali e soggetti assai diversi tra loro. Ha lavorato con il catrame che assorbe la pittura e la luce, ha ripreso dipinti di antichi pittori, ha inserito nelle sue opere la carta fotografica che si schiarisce lentamente alla luce, ha rallentato con acidi particolari e l'assorbimento del colore nel catrame, ha inciso sulla carta vetro figure umane. Tutte tecniche e soggetti che nella loro diversità mirano ad un unico risultato: trasmettere agli spettatori il fluire degli istanti.
Questa disparata e meticolosa scelta di materiali e dei soggetti, ciascuno dei quali è strettamente collegato e finalizzato alla comunicazione della medesima idea, potrebbe indurre a qualificare Stoisa un artista concettuale. Ne sarebbero riprova la vicinanza geografica e umana dello stesso artista con l'arte povera, e il suo stretto contatto con colleghi che in genere aborriscono tutto ciò che è figurativo.
Ma si oppone fortemente a simile qualificazione l'utilizzo che Stoisa fa della pittura. Egli è bravissimo a dipingere e non vi ha mai rinunciato. Anzi, le opere meglio riuscite sono proprio quelle che comunicano idee e concetti per mezzo di immagini e figure. Si può allora sostenere che è proprio quest'utilizzo concettuale della figura che fa della sua pittura un ponte tra due modi di pensare l'arte, spesso considerati distinti e inconciliabili. Da un lato l'arte che si esprime su supporti in tela o in legno, dall'altra quella delle installazioni, dei lavori che rigettano la tela come forma di espressione artistica per rivolgersi alla trasmissione di meri concetti.
Questi due modelli, in realtà, non sono così distanti come taluni sostengono e uno dei grandi meriti di Stoisa è di cercarne il collegamento. Collegamento che gli riesce meravigliosamente quando esprime una idea astratta con l'ausilio della tradizionale pittura figurativa. Egli, con coerenza e non senza critiche, ha congiunto tali opposte qualità. Questa mostra ne è testimone e val quindi la pena correre a vederla anche perché, come dicono le opere esposte, «il tempo passa, anzi sta passando».

Andrea Accornero




da Luigi Stoisa - Percezioni Mobili
Galleria Oddi Baglioni - Roma 1994


"Sensi" 1994
pittura a olio su catrame cm.120x80

 


"Sensi" 1994
pittura a olio su catrame cm.120x80

 


"Sensi" 1994
pittura a olio su catrame cm.120x80

 


"Vista" 1994
pittura a olio su catrame e tavola
+ manichino cm.120x80

 


"Tatto" 1994
pittura a olio su catrame e tavola
+ nastro adesivo e davanzale alterato
cm.120x80

 


"Olfatto" 1994
pittura a olio su catrame e tavola
+ nastro adesivo e carne surgelata
cm.120x80

 


"Udito" 1994
pittura a olio su catrame e tavola
+ nastro adesivocm.120x80

 


"Gusto" 1994
pittura a olio su catrame e tavola
+ nastro adesivo e mele cm.120x80

 


"Dal vecchio al nuovo" 1994
pittura a olio su catrame e tela cm.220x130