S T O I S A

INTERVISTA

Tenzone tra San Francesco, Kazimir Malevic e Paolo Uccello per 1'ascendenza del giovane artista, con testimonianza dello stesso. 
"Il vento non fa rumore, sono gli oggetti che fanno rumore, il vetro
non si fa sentire quando taglia, e come il vento lo sénti dopo che ti è entrato".


Lo studio - 1999

San Francesco: Luigi est mi frate. Chi altro cum tancta inocentia può descrivere natura, vivere cum lei, far vivere rici, piogie, cipole, fichi d'india, vitigni, avere questo directo raporto cum gli evencti naturali, arare campi, cultivare viti, comè proprio a qui vive et lavora in campagna in loco nominato Selvaggio, a duodecime miglia da Augusta Taurinorum, niuno ante Luigi haveva saputo vivere il naturale et la natura in arte come eso sine meditazione culturale, che poi est una cultura de la inocentia, la quale est più dificile; manco il secolo XIXmo che conosceva una natura adomesticata, non la natura ne la sua inocentia et ne la ineluctabilità infinita di Dio, come la vede Luigi; mi discepolo amato.

Kazimir Malevic: Luigi Stoisa è un mio collega. Chi altri usa forme pure geometriche in sé, quadrati, materiali grezzi e puri accostati, lame di vetro incastrate nel piombo, carta vetro abbarbicata di cotone, lamiere, bidoni, colori, ma non forrne per fare astrattismo o materiali per fare arte povera, ma per stabilire un principio per i'arte, il principio del mutamento, come arte di un diverso ordine, non del nuovo e veloce mondo che cambia, di questo avevo già preso le distanze dai futuristi, non il miraggio dei tram in movimento, il suo movimento è movimento dell'ordine cosmico rappresentato dalla sua versatilità nella creazione ed emblematizzato dall'uso di un materiale che esprime le possibilità di mutamento, il catrame, esso stesso proveniente da una trasformazione della vita, in instabile forma alla temperatura e causa di trasformazione alla pittura che gli viene sovrapposta assorbendola o a quella che ricopre facendola trasparire a tratti. Mutazione e vita perenne cosa intendevo io per 1'arte come bolle variopinte di sapone che via via scoppiano. E poi si balbetta di ricci e cipolle come naturali ma Luigi Stoisa ha rifatto come omaggio a me Malevic il quadrato nero su nero, invertendo il mio; quadrato di pittura nera su catrame nero, che assorbita impercettibilmente diventa una scultura, interessa lo spazio, e in più nel suo mutamento superficiale percorre tutti i paesaggi possibili del passato e del futuro e ciò
che più conta attraversa il principio stesso del mutamento, il nero non è una metafora dell'infinito? Come principio dei principi, così come il Narciso del Caravaggio che si specchia ma sparisce nel bidone di catrame, sì Luigi Stoisa è un mio adepto nel mondo dei mondi del concetto dell'arte.

Paolo Uccello: Stoisa è un figliuolo mio. Chi altri sape ai nostri dì rappresentare pienamente le forme, dopo Tiziano, Tintoretto, Caravaggio, Rubens, il triste Bacon, con quella total pienezza delle raffigurazioni e delle immagini che io Paolo Uccello inaugurai, pienezza che have una propria autonomia nel tempo, tant'è che io sono 1'unico che è moderno e antico a un tempo, rotondità d'arte delle forme, che ti pongono per eccesso di fronte la vita nella sua varietà. E Stoisa non è forse un mio mondano adepto con 1'immagine dei due cavalli fatti scioltamente a carboncino sui muri d'angolo brandenti in comune la stessa lancia che fende il luogo angolarmente, invenzione di cui geloso fui, che è un tronco vero che si conficca secco nei due disegni. E chi sape ancora rappresentare delle donne in tali pose adagiate con i frutti in mano che gioiosamente ti mirano? E macché teoria della pittura come orgogliosamente dice il mio colto predecessore nella tenzone, che verrà tanto dopo di me, Stoisa fa pittura pittura piena. Ed anche i rici e le cipole sono lo spettacolo dei ricci e delle cipolle, non lo stare appresso a una perduta genuinità come dice il mio antepredecessore santo che è venuto prima. Insomma i suoi lavori sono uno spettacolo pienissimo e bellissimo per cui Luigi Stoisa è dritto figliuolo mio.

San Francesco: Puote esere che le cose sieno più complicate che ai tempi mi, ma resta pur intacta nel giovine Luigi una integritate tra vita et natura et arte la quale si era smarita dopo il pictore che mi pinse, et questa integritate est ancora più forte in quanto atraversata da le vostre istorie, ma questa integritate est la causa che senza mediazioni in arte viene ad esere germinata la tua teoria et a te la tua imagine, et questa germinatione che pare spontanea est una pureza del corpo del cuore e de la mente, pureza non ingenua, che est mia, et che nesuna teoria od imagine piena pub togliermi, tanto est vero che la dopia figura sul muro che si ofre habet la genuinitate et est facta come una religiosa sinopia dei mi tempi.

Kazimir Malevic: Nel lavoro d'angolo uno dei due cavalli con la lancia in comune è sì di Paolo Uccello ma 1'altro è quello di Boccioni della città che sale, Boccioni mio immediato predecessore insieme al cubismo, ma mi è vicino Luigi Stoisa soprattutto come invenzione spaziale che è disegno e scultura assieme così come lo è 1'immagine del Narciso dipinto nel bidone di catrame o altrove 1'immagine del Narciso che, udite bene fuoriesce insieme al catrame da una crepa del bidone. Questa è unità teorico pratica delle arti attraverso 1'arte. Così è pur vero che è presente una immagine spettacolare come viene vantato, ed una originarietà degli elementi naturali, ma per esempio la pioggia sui tetti espressa con gocce di catrame ha sì la spettacolarità fluente della rappresentazione piena, hanno sì le gocce di catrame il brillio delle gocce d'acqua unendo spettacolo e innocenza in modo supremo, ma offrono anche a un tempo la trasformazione della materia in un'altra, uno slittamento dell'informazione, un farti trovare a casa della natura della forma che muta, della materia in modo molto più arricchito dell'arte povera, molto oltre il fascino della sola materia, perché è a un tempo e distintamente raffigurazione e materia viva. È un movimento che è teorico oltre che figurale e germinale. E ancora prendere come modello la storia dell'arte, come la natura all'intorno, e ripercorrerla, dice della adesione senza mediazioni alle espressioni del passato, tutto al contrario della accademia e dei pittori anacronisti che prendono la muffa del passato, sono Malevic che parla, la storia dell'arte per Luigi Stoisa è invece senza mediazioni e potrebbe essere un argomento per il mio contendente santo, ma è pure una prova per me che solo chi è per il mondo che deve venire sa vedere con occhi essenziali il passato e questo è un passo del tutto nuovo che ha potuto fare in arte il giovane Luigi Stoisa, noi dovevamo invece prima distruggere. Ci ridà 1'oro del passato come nessun altro, quasi per miracolo, come quell'incredibile disegno del nudo che si erge nella tela di Caravaggio di San Luigi dei Francesi a Roma disegnato a matita in modo impeccabile da Stoisa con tratti tutti paralleli tra loro e senza staccare la matita dal foglio stesi dall'angolo a sinistra in basso verso 1'angolo a destra in alto, un esercizio di stile storico ma anche pratico, alla Boetti... gli opposti in una sintesi superiore. D'altronde Luigi Stoisa si è diplomato all'Accademia Albertina di Torino; alternando il lavoro dei campi, con una tesi su Pascali, Merz, Kounellis, ed ha studiato i miei scritti. .

Paolo Uccello: Sarà pura ma la rotondo gesto del corpo e del braccio e del pennello così propriamente rispondenti a I'idea de 1'opera mi appartiene, sono io lo maestro di questa unione tra raffigurazione e idea de 1'arte, di poi con la riforma e la controriforma fussi una divaricazione, io univo ancorasommamente le leggi della prospettiva e 1'evidenza de 1'immagine, incidentalmente ve 1'immaginereste un Malevic a Roma? La genialità del giovane Stoisa stassi nell'aver preso da tutti questi mondi, dalla materia dell'arte povera di Torino, dall'esistenzialità teorica di Milano, dalla raffigurazione piena di Roma, tenendosi egli lontano dal disincanto postmoderno o dall'espressione lanzjchenecca, ridonandoci egli il sogno di un'arte e di forma e di idea e di materia compatti.

Luigi Stoisa: "La pittura più che mai oggi deve avere spessore, senso, sconvolgimento° ('80).
"I miei lavori sono fragili, sono precari e pericolosi, ed è quello che voglio. La materia che uso è debole: è la sintesi degli elementi. Il valore di un'opera non è proporzionale al valore dei materiali che la compongono, ma bensì al pensiero che la causa" (13/11/'84).
"L'artista è colui che è più vicino alla natura e più distante nel momento stesso, la sua vita si rinnova insieme al suo operato. Il suo lavoro per essere credibile deve continuare a vivere oltre la sua realizzazione, ed in quel frangente si sviluppa e cresce 1'ipotesi per il lavoro successivo" (20/12/'84).
"Il catrame è un mezzo: uno strumento come la pittura ad olio, il legno, I'oro, la cenere... il catrame è nero, il catrame profuma, il catrame è la strada che si percorre e 1'atmosfera che si respira. Il catrame mi assorbe, mi altera, mi modifica, mi invecchia come invecchia i miei lavori: mi sfida ed io partecipo". (1/3/'84).
"Ho sempre sostenuto che un grande artista deve essere prima un grande disegnatore. Il disegno per me è quella cosa che viene immediatamente dopo il pensiero" (19/6/'85).
"Ho sempre amato il senso delle cose del1'Arte per quanto concerne la tematica di un lavoro, per quanto concerne i materiali e 1'uso adoro lo sconvolgimento fatto con
regole invisibili ma esistenti" (19/6/'85). "Se per il Vasari il quadro doveva essere una finestra aperta al mondo, io dico che oltre a ciò deve essere una finestra aperta dentro il mondo. La finestra era socchiusa, uno spiffero sottile e tagliente tagliava il mio sguardo verso 1'infinito. Il vento non fa rumore, sono gli oggetti che fanno rumore, il vetro non si fa sentire quando taglia, e come il vento lo senti dopo che ti è entrato. Questo è arte" (28/6/'85).

San Francesco: Est lampante, Luigi est mio.

Kazimir Malevic: È teoria, Luigi Stoisa è mio.

Paolo Uccello: Evidente è, Stoisa mio è.

da Flash Art n.132-1986 di Corrado Levi