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BEPPE SESIA |
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"VENERI E ALTRE"
testi di Antonio Carena - Marilina Di Cataldo
- Beppe Sesia
Scriveva Argan "La storia dell'arte, come ogni storia, è processo: tutto ciò che segna il passo e non porta avanti il processo, non modifica la situazione, è privo di autenticità. Consideriamo dunque come interessante per la
storia dell'arte tutto ciò che in qualsiasi modo si stacca dalla tradizione: sia seguitandola e sviluppandola, sia deviando dal suo corso, sia polemicamente invertendolo,"
Mi pare che questa affermazione di Argan sia assolutamente calzante per il lavoro che Beppe Sesia ha svolto durante tutta la sua attività artistica, perchè egli ha dapprima seguito e sviluppato una certa tradizione della pittura, seppure con una indagine originale e personalissima, e
poi, "deviando dal suo corso"; ha affrontato una ricerca che va decisamente al di là del puro dato pittorico o scultoreo che sia, per dare vita ad opere di un gusto e di una innovazione particolarmente felici,
Non si è, però, messo in polemica col mondo che lo circonda: i suoi assemblaggi di oggetti di rifiuto, ai quali lavora dagli
inizi degli anni Novanta, non vogliono infatti recuperare discorsi ormai fatti e strafatti, che affondano le loro radici nel Dada o, più avanti nella Pop Art, ma vogliono, nella loro concreta costituzione, essere
messaggeri di un discorso più leggero, senza per questo essere frivolo e più diretto,
Sesia, che già in precedenza aveva lavorato con vari materiali, arrivando alla completa sostituzione degli elementi convenzionali pittorici con precise strutture costituite da sfere e cilindri sapientemente accostati, e poi aveva totalmente abbandonato il colore per una sperimentazione sulla luce al neon che fuoriusciva da un laminato nero, ritorna, con questi lavori, prepotentemente al colore.
Aveva iniziato questa nuova avventura di riutilizzo di materiali di scarto, impiegando bottigliette, tappi, scatolette, piccoli contenitori, fiale e fialette di varie dimensioni, creando superfici dalle forme emergenti, in un "disordinato ordine" che veniva successivamente ricoperto di colori variamente sovrapposti. Già questo risultato aveva suscitato, diceva Mirella Bandini in una sua presentazione, un grande interesse non solo da parte dei critici, verosimilmente i più attenti ai nuovi linguaggi artistici, ma anche da parte del pubblico. Perchè in questo linguaggio di Sesia prospera un'antica magia: quella di inventare immagini partendo da qualsiasi tipo di materiale.
Non è importante, infatti, che gli oggetti che lui uso siano già stati plasmati per qualche scopo: I'artista crea la sua opera scegliendo, incollando, deformando, ricoprendo e ridipingendo il suo insieme, abbreviando in questo modo il cammino che dall'intuizione arriva alla visualizzazione. Nasce cosi un nuovo soggetto, il cui
valore è dato dagli elementi eterogenei e dalla loro aggregazione, che stabiliscono un nuovo senso plastico.
Ma la ricerca di Beppe Sesia non si esaurisce qui: nelle opere presentate in questa mostra non si accontenta di assemblare i suoi oggetti su di una superficie piana, ma utilizza come supporto manichini "sartoriali"; come dice Carena e li riveste con infinita pazienza e attenzione. Ne escono fuori forme di ispirazione classica che convivono con un gusto elegante e sbarazzino, ricco di raffinatezza e preziosismo.
Queste "Veneri"; ritrovate e riportate allo scoperto si ammantano di una nuova poesia, libera da qualsiasi concettualità e ricca di una vividissima fantasia. Ai materiali solitamente usati, aggiunge ora anche catenine, orecchini, bijoux, ed altri elementi che fanno parte di un mondo tipicamente femminile, tessendo involucri che esaltano le figure dei manichini e in cui queste
forme trovano una nuova e smagliante dimensione.
Una poesia, "Candore"; che Beppe Sesia scrisse anni fa, sicuramente dedicata ad
una donna, recitava:
"Semini luce coi tuoi occhi le tue palpebre hanno il colore della sofferenza mi vorresti dire da che fiore
e da che linfa hai ricavato
il tuo splendore"
Se volessimo adattarla alle figure che lui ha magicamente inventato, ridando loro il giusto grado di femminilità, non più forme anonime e impersonali, ma dotate ora di una precipua connotazione artistica, dovremmo rispondere... da oggetti di scarto!, e potrebbe sembrare poco cortese, ma quando I'incanto funziona, I'emozione in un modo o nell'altro, si diffonde.
Marilina Di Cataldo
da Beppe Sesia "Veneri e altre"
Galleria Abitart (TO) 1999
cat a cura di Marilina Di Cataldo e Antonio Carena
II mio ultimo lavoro è indirizzato a valorizzare il materiale "usa e getta" messo a disposizione nostra dalla civiltà dei consumi, a mezzo del colore.
Vorrei dire che utilizzo alcuni materiali che la nostra civiltà dopo averli usati rigetta - come del resto con altra prospettiva e finalità e col
più sottile umorismo fecero i pop-artisti presentando i materiali stessi "tel quel" - ed anzichè presentarli nella loro veste primaria come simbologia di un mondo consumistico che sovrintende a tutte le manifestazioni della nostra vita di oggi io assumo I'impegno di rivalorizzarli - quasi a confermare I'indistruttibilità della materia nella sua funzione fondamentale e che in natura veramente nulla è perduto e tutto si può reinventare e rigenerare attraverso le metamorfosi più impensate -
ravvivandoli e rivitalizzandoli con I'intervento del colore che li ripresenta con una nuova identità e che diventa il vero mediatore di questa operazione di reinvenzione. II mio lavoro quindi si colloca al di là della grande stagione ed esperienza della pop-art inquantochè i materiali di ricupero non vengono presentati come cose statiche a se stanti con delle indicazioni sociologiche ben precise ma si viene a creare una nuova verginità della materia stessa rivitalizzandola con una carica inventiva ed una nuova magia attraverso la presenza del colore stesso. Mi pare che si potrebbe parlare di "Trans-pop-art" cioè di operazione che va "oltre" la pop-art e che pur utilizzando gli ingredienti della società come fecero gli artisti di quella generazione ne ha reinventato la presenza sotto altra identità.
Beppe Sesia 1997
Caro Beppe
Con I'istintualità tiroidea di appartenenza amerei dire che il tuo recente fare scultura
è afferente ad una verdezza propositiva bastevole per disopacizzarti la sigla
in virtù di un orizzonte non ancora situato alle spalle
consequenzialmente il tuo "modus operandi"
fabbricativo d' immaginazione sostitutoria dei ricordi recita il verbo fantasmatico
in simbiotica presenza
con un paziente artigianato avvalentesi del recupero di oggetti i più disparati
collagiati a mò di rivestimento senza lasciature per esplicere il facitore-travisatore di pretestuosi anonimi manichini sartoriali
dispiccanti il datore di poesia con I'impoetico secondo un connubio ideologico-fattuale veicolatore di notizie salvifiche
nei confronti dell'attuale quaresimalistico "dejò-vu" ecale di una zoccolatura intellettuale
costringitoria di inurgenti messaggerie
Scusandomi per la brevità della dicitura di un lavoro meritorio di tipografici chilogrammi di piombo concludo augurandoti altre arteggiate ore
e con altrettale riuscimento
Ciao Antonio
Antonio Carena 1999
da Beppe Sesia "Veneri e altre"