GIORGIO RAMELLA
Le opere di Giorgio Ramella sono
caratterizzate da una quanto mai singolare stesura cromatica: I'artista spreme infatti
direttamente i colori dal tubetto, seguendo andamenti lineari paralleli e sovrapposti che
determinano una sorta di campo materico reso vibrante dalle sottili bande cromatiche di
diversa gradazione luminosa. Luce ed oscurità coesistono nell'opera creando paradossali
conflitti. In Fenditura rossa del 1996 e in La roccia e il fuoco del 1997 una linea a
intermittenza - un solco rosso attraversa I'immagine. Lo spettatore è tentato di scorgere
il magma rosso terrestre sotto la superficíe nera e incrostata. Nei dipinti nascono
strutture lacerate che fanno pensare a lotte e ferite. Di questa serie fanno parte i
quadri intitolati Archi neri, Battaglia, Warriors, che rappresentano la lotta interiore ed
esteriore delle forze. La tematica dei dipinti di Ramella riprende I'eterna questione
umana della lotta per la sopravvivenza, ripetuta perennemente ma con soluzioni diseguali,
visto che le condizioni alle quali rispondono sono sempre diverse, anche se somiglianti.
Negli ultimi anni I'archeologia dell'atto mnemonico si abbandona in strati di memoria
sempre più profondi, per arrivare fino alle origini delle culture preistoriche. Le figure
cifrate di Ramella fanno pensare alla pittura arcaica su roccia. Ma queste immagini hanno
un punto di partenza totalmente diverso, contemporaneo. In rappresentazioni essenziali,
Ramella cerca dí tenere in vita i ricordi di certe esperienze che si sono incise nella
sua memoria visiva e concettuale. Nei primi anni Sessanta dipinse una serie intitolata
Incidenti, ispirata ad un incidente d'auto notturno di cui fu testimone. Nel ricordo
elabora I'accaduto in forme scheggianti color cromo. Trent'anni dopo affrontiamo di nuovo
una trasposizione della memoria: le lettere in terra, i fiori rinsecchiti e la carta
gocciolante in rosso ci parlano di un'esperienza dolorosa. II tema del ricordo diventa
esplicito nel titolo di uno di questi dipinti: "I ricordi cominciano nella
sera", omaggio a Pavese. Anche la serie di dipinti presentata in mostra sviluppa
ricordi personali e allo stesso tempo primordiali. A prima vista questi quadri
ripercorrono le impressioni di un viaggio negli Usa, intrapreso alcuni anni fa. Una
persistente emozione hanno suscitato in lui i graffiti delle stazioni di metrò
newyorkesi; in particolare lo ha affascinato la stazione trascurata di "Coney
Island", da cui nasce quel giallo che domina tutta la sequenza. I dipinti di Ramella
hanno in comune la prosecuzione dell'immagine per mezzo dei titoli, che a volte confondono
appositamente, confermando I'accaduto solo apparentemente e dischiudendo nuoví strati
cognitivi della memoria. A prima vista, titoli come Segni primitivi, Canto primitivo, i
grandi segni si riferiscono all'arte "primitiva". Per intero o in frammenti ci
sembra di riconoscere arco e freccia, figure in lotta e lacerazioni. Ma nello stesso modo
potrebbero essere i caratteri di un'ignota scrittura universale.
La percezione variabile dei dipinti di Ramella ci dimostra ancora una volta che le
civiltà del passato, tramandateci solamente in modo incompleto, non si differenziano più
di tanto dal mondo odierno, percepibile solo frammentariamente. I dipinti di Ramella
ottengono la propria forza di persuasione dallo sforzo emozionante di rendere attuale il
passato e, attraverso una particolare alienazione, di far sembrare I'attuale passato.
Susanne Grotz
dal Catalogo della mostra "Giorgio Ramella" alla MAZE ART GALLERY di Torino
(1999)