PENSIERI

 

Mostra alla Galleria Marco Noire 1991- Torino

 

 

ANDREA, LA PITTURA E BASTA.

Siano motociclette, teste di siciliano o di cavallo, afriche o fucili non importa. Sono gli oggetti di fiducia che Andrea purifica svuotandoli delle proprie interiora; tanto poi ce li riconsegna mostrandoceli in uno stato perfetto d'essiccata presenza. Gli aborigeni dell'Oceania ci fanno scorgere, con la loro pittura a raggi X, i corpi d'uomo e d'animale visti dal di dentro: Andrea è invece lo scienziato pazzo che con la sua personale ricetta scava nelle cose vive che raccoglie, ne trattiene il succo per sé e ci mostra i gusci e le forme vegetali nelle quali si sono trasformate.
Io so che questi gusci e questi rami secchi che sembrano inerti e privi di vita, un giorno o l'altro germogliano e non ti lasciano dormire. 

Giancarlo Norese maggio 1991


1994 - Disegno1 - carta carbone cm.40x21

DELLA PITTURA DEL MASSAIOLI 

Una sospensione.
Un'attesa che è diventata una perdita. Nessun'azione.
Solo dei relitti del ricordo che galleggiano troppo leggeri per toccare terra.
Creature del Regno della pittura, da semlare.

DELLA PITTURA DI ANDREA
Andrea dipinge solo cose che gli sono appartenute.
Appartenute materialmente, sentimentalmente, visivamente, intellettualmente o visceralmente. Le ha mangiate per poter ricordare la sensazione gustosa della polpa e sputa la lisca mostrandocela.

DELLA PITTURA DEL MASSA A me la pittura di Andrea piace.

Caterina Fossati


L'arte di Andrea si colloca in una precisa dimensione spazio tempo. Lo spazio è sicuramente quello di un confine da cui non si può andare oltre, ma neanche tornare indietro, perché è quel luogo dove le forze di attrazione ed espulsione si annullano. Per trovare, o meglio per raggiungere quella zona di periferia metafisica, Andrea compie un viaggio nel tempo, rivelandosi un pilota abilissimo, egli riesce a condurre il suo manufatto, un momento dopo la vita ed un attimo prima della morte.

Salvatore Astore


l'artista nel suo studio 1999 (foto MGL)

Non ho voglia di preoccuparmi di trovare una rima tra il nome e quello che c'è dentro. Anch'io faccio pittura, e, per scommessa persa in partenza, do più importanza agli oggetti che aí posti, Duchamp non se 1'abbia a male. Valgono più i colori e i segni nelle forme che le diatribe, cicliche e noiose. Come se fossero macchine curiose posso offrire (al posto di chi li ha fatti) qualche consiglio:
- Tuffatevi con gli occhi. - Tirate il fiato.
- Portate il cervello ad abitare per almeno qualche istante in quel riquadro.
- Immaginate d'aver fatto voi quello che avete davanti. - Ripensateci domani.
Quanto alle altre implicazioni, ci sono un sacco di pieni d'aria che ve le possono spiegare.

Gianmichele Contu


A Torino insieme a Salvatore Astore, salendo per la strada a serpentina nel bosco, la casa di Andrea Massaioli.
È sempre una sensazione straordinaria, entrando nello studio di un artista, la scoperta di un mondo nuovo ricco di nuove ed uniche possibilità.
In un piccolo spazio tante tele accatastate, i nudi, i fucili, i pesci, i funghi colorati e le carote e poi le sculture bianche, Andrea ha creato un mondo di trasfigurazione sovrannaturale che nella calma della collina trova la sua fisionomia. Il suo universo di forme organiche naturali non ha un centro, è tutto periferico, tutto si dilegua e nulla va a fondo, l'immagine vive sulla superficie profonda del quadro o nelle bianche forme di legno, capace di metamorfosi infinite, cambia figura ma non natura. Sembrano apparizioni inconsistenti, disidratate, provenienti da altri spazi che viaggiano per un attimo nel nostro cielo e lo illuminano con un bagliore freddo come se fosse luce di un'altra luna.

Valentina Bonomo


Mostra alla Galleria Marco Noire 1991- Torino

Io, poi, guardando i suoi quadri di un'esposizione, ho cercato anche di stabilire delle categorie di questi oggetti dipinti, di questi reperti, categorie assolutamente arbitrarie, è probabile, ma che ben mi servono per puntualizzare le mie osservazioni e per farle procedere verso nuovi sviluppi. Dunque le categorie sono: l'organico, il tecnico, il compatto, il sottile. Sotto la categoria "organico" possiamo includere appunto gli oggetti deila vita organica dipinti da Andrea: i cavalli, i funghi...; sotto "tecnico" quelli che hanno richiesto 1'invenzione dell'uomo: le moto, i fucili, i vagoni... Ma con le altre due categorie gli oggetti rinvenuti possono intrecciare le proprie caratteristiche: "compatto" è sicuramente un vagone e "sottile" il fungo, ma può succedere che il fucile si allunghi di molto e che il muso del cavallo sia insolitamente quadrato.
Di dipinti di Andrea bisogna vederne tanti, proprio per accorgersi, nel confronto, di questa possibilità di ridefinizione, di questa incessante trasmutazione: dall'organico al tecnico, dal compatto al sottile, dall'organico sottile al compatto tecnico, e viceversa. E così via. Non si accontenta cioè di scomporre un reperto per sé, ma confronta anche diverse serie di reperti per aprirsi ad altre opinioni, per arrivare ad altre deduzioni.
Così, stranamente per dei concetti tanto definiti nel loro singolare, la vita scorre piuttosto da immagine a immagine, a scatti leggeri, in una metamorfosi severa, rigorosa.

Paolo Gera


Caro Andrea,
sono finalmente riuscito a organizzare la tua mostra nella mia galleria qui a Milano: sarà in marzo. Ewwwiwwwa! Convincente l'immediatezza e la semplicità del tuo processo di appropriazione, simile a quello del bambino: toccare, mettere in bocca, assimilare. Così si crea conoscenza! Il tuo creare è la trasformazione delle cose/forme in "anima", memoria metafisica; fantasmi che uno dopo l'altro vanno a comporre il tuo nuovo mondo: il mondo dell"'animale".
Io credo che tu, impressionato da alcuni soggetti, motociclette, vagoni ferroviari, funghi e pesci, sia poi costretto a riprodurli e ripeterli.
Come in una lunga e difficile digestione, anche qui un rapporto di semplicità "organica".
Digeriti, i soggetti perdono peso, materia che si trasforma. Così, nei tuoi quadri, le "cose" sono sospese.
[...] "e come se tutto il mondo fosse levitato, attratto da una sollevazione verso lo spirituale, superando ogni pesantezza fisica e ogni suo ingombro reale o metaforico". Parole di Gallo sulla metafisica di Giorgio De Chirico.
Ti auguro buon lavoro nell'attesa di ospitare le tue "creature". Un abbraccio

Bruno Grossetti


Alimenti inanimati
Le forme che Massaioli intaglia, neanche tanto docilmente, nel legno sono la filiazione della pittura, e non stupisce che queste sagome, in un secondo tempo, tornando a far visita a chi le ha generate, portino con sé alcuni doni. Le sagome in questione, in forma di baccalà o di fungo, conservano di questi alimenti inanimati la leggerezza. Avendo perso molta acqua le sagome disseccate ora galleggianti, ora articolate alla parete, rivelano una qualità. Queste forme inanimate soggiornano là dove possono allungare ombre e ritagliare profili successivi. Non per questo è esclusa la loro appartenenza a quell'erbario senza scopo catalogale che compone in pittura Andrea Massaioli.
Enzo Castagno