M A I N O L F I


TROVAI ROTONDI IN 
UNO STAGNO D'ACQUA..., 1982
bronzo, tufo e acqua; 65 x 22 x 50 cm
In parallelo all'esperienza dei grandi paesaggi in terracotta, Mainolfi scopre la duttilità del tufo, che impiega nella serie appunto dei Tufi, che si sviluppa tra il 1981 ed il 1985
(v.). La naturale porosità della materia non sfugge naturalmente ad un artista tutto teso, come si è visto, a vivere anche la bellezza superficiale della scultura.
Con piccoli interventi, nasce I'idea di una città arroccata su una rupe, immersa nell'acqua. In questa fase l'artista sembra ripercorrere, in chiave biografica e fantastica, il tempo del suo passato: siamo in presenza di una precisa identificazione di località, che scavalca quella púr non generica di alcuni luoghi nella serie dei Paesaggi degli anni Ottanta. L'idea, nemmeno troppo celata, è quella di ripercorrere la propria vita, la propria crescita, per immagini concrete attraverso le opere: come per voler ricominciare da capo, rivedere attraverso il lavoro la propria immagine interiore, così come, dall'arrivo a Torino, Mainolfi era stato disposto a ricominciare da capo sul fronte del proprio atteggiamento artistico, che l'avrebbe visto approdare alla scultura.
Che questo momento di apparente ripiegamento si traduca invece nella prefigurazione di un futuro formale nuovo lo possiamo dedurre noi oggi proprio considerando l'esito dell'opera, analizzando la portata di tutte le componenti impiegate: il tema dell'acqua era già stato visto in Brano, esposto a Cavriago nel 1977, ma diviene centrale proprio d'ora in avanti, se si pensa a Isola (1983), alle isole del suo Arcipelago, del 1985 (v.), o all'acqua che riempie la metà inferiore degli interni dei suoi Soli (dall'87), con il grande punto d'arrivo de Sole Nero (1988-1989) (v.). Anche l'invaso a bacinella ove posa il tufo nasce da opere precedenti, come in Pancia, del 1980, dove si arrivava alla definizione di una forma-grembo, un'invaso spaziale in terracotta; ma lo stesso disegno formale troverà attuazione ancora nell'Arcipelago. Persino le piccole protuberanze-escrescenze della parete esterna del bacile avranno grande sviluppo: nelle Isole, al punto di diventarne il sostegno fisico; ma anche nel bronzo parallelo II trionfo (Elefantessa), del 1982 (v.), ed in maniera più radicale ne Il trionfo (Orco) (v), del 1983. A1 termine di questo tragitto di evoluzione formale, si arriva sino ai raggi della teoria dei soli. E, per tornare all'effetto del lavoro su superficie - tra I'altro destinata a mutare per effetto dell'assorbimento dell'acqua da parte del tufo, che assume così toni nuovi - in quelle piccole finestre che permettono di riconoscere architetture altrettanto piccole vanno riconosciute le future elaborazioni di superficie delle diverse città: da Città gigante (1986) a Cittadòr (1987), a Cittadòr 365 (1990-1991) (v.), fino alla scultura acquisita dalla Città di Torino per il Parco della Pellerina, la piramide intitolata Città, del 1992.


Riccardo Passoni