Francesco Di Lernia
(Torino 1966)

per informazioni e materiale biografico: artisti@arte2000.net 

INTRODUZIONE: L'ultima estate di Alessandro Riva

"sabbia" 1998 cm.73x84 olio su telaTra i molti ricordi di quella strana, lunghissima estate che mi sono rimasti misteriosamente impigliati nella rete dei biocircuiti cerebrali, ce n'è uno che mi sta particolarmente a cuore, se mi è lecito usare un termine del genere, stando la mia condizione di Vegetable Man, come si usa scherzosamente dire qui alla Bio-Farm per definire la mia tutt'altro che facile condizione di Mutante Terminale. Più che un ricordo, lo chiamerei un frammento di memoria, un abbozzo mnemonico, qualcosa che sfugge in continuazione alla Definizione Concreta dei Ricordi Dettagliati così come è stata scientificamente catalogata da parte del dott. Orlovsky, uno dei luminari che stanno generosamente seguendo il decorso di quella che, con largo eufemismo, io sono solito chiamare la Mia Malattia. Io sono, o almeno credo di essere, in quella che la mia mente registra come una spiaggia, o una piscina - una bellissima piscina sul bordo di, che ne so, qualche mare tropicale, o California, o chissà quale altra diavoleria esotica ha voluto creare la mia mente già in fase avanzata di Corto Circuito Cerebrale. Su questa spiaggia, io sono con un gruppo di bambini - un bel gruppetto di bambocci piccolini (i miei nipoti? i figli di miei amici? mio figlio e i loro piccoli amichetti? - non sono, né sarò mai più, in grado di scoprirlo), sui due-tre anni al massimo - e giochiamo. O meglio, loro giocano.
Io li guardo, appoggiato ai gomiti come ogni adulto che si rispetti si appoggerebbe ai gomiti in una situazione del genere. In quel momento, proprio in quel momento, tra di noi succede qualcosa. O più probabilmente sarebbe esatto dire che dentro al mio cervello succede qualcosa. Ecco, quello è forse il momento esatto in cui il mio corpo, o la mia mente (non è la stessa cosa, in fondo?) stanno cominciando a trasformarsi.
Di quel momento, la mia mente ha infatti registrato due frames di memoria differenti, separati - in uno vedo ancora la scena normalmente, soltanto leggermente sfocata, come una pellicola che fosse stata esposta per troppo tempo ai raggi del sole; nell'altro la vedo già contaminata da qualcosa di spaventoso - con quella stessa sensazione di Alienità (devo ringraziare ancora il dott. Orlovsky per avermi fornito la giusta definizione, durante l'ultima seduta) che provo di fronte a ogni stramaledetto frame di memoria di quell'ultima estate. Un bambino, uno di loro - uno solo tra tutti loro - se n'è accorto. Per un attimo, lo vedo con una maschera di orrore dipinta sul volto. Quello è esattamente il momento che precede la mia consapevolezza - se mai si può chiamare col termine di consapevolezza quel misto di incredulità e desiderio di rimozione che s'è impadronito di me per tutta quella lunga, stranissima estate. Quello è il momento in cui, guardando in faccia quel bambino che a sua volta mi fissa riconoscendo in me per un brevissimo, fulmineo istante di inconsapevole lucidità - la Macchina, l'Alieno, il Vegetableman, il momento, dicevo, in cui la mia mente registra - ancora senza poterlo davvero ammettere neppure a se stessa il passaggio tra un mondo e l'altro, tra la consapevolezza della Malattia e la dolce, sublime incoscienza della Normalità.

Quel momento, quell'istante di sottile, impercettibile sospensione del reale, per me è rimasto, e sempre rimarrà, come sdoppiato in due: da una parte io che gioco, sfocato, felice e inconsapevole, con i bambini sul bordo della spiaggia; dall'altra io che prendo atto - non ancora coscienza: soltanto un breve istante di sotterranea e involontaria consapevolezza - della gravità di ciò che di lì a poco mi sarebbe capitato.
C'è un altro momento (i miei neuroni vanno un po' a zig zag, ma in questo momento sento riafforare qualcosa di simile a quello che un tempo, prima che la mia Malattia prendesse definitivamente il sopravvento, chiamavo scherzosamente Sinapsi Compulsiva), un altro momento, dicevo, che il mio cervello malato rileva come determinante di quelle ultime, stranissime giornate estive: è un istante precedente, o forse contemporaneo a quello che ho raccontato poco fa dal momento che, tra le tante altre cose di cui ho potuto prendere consapevolezza nel corso della mia Malattia (grazie anche all'illuminata terapia del dott. Orlovsky), c'è il fatto indiscutibile che l'idea stessa di Tempo così come ci è stata tramandata fino ad ora - in breve, la nozione di prima e dopo non è altro che una costruzione astratta, puramente fittizia, creata dal nostro cervello per dare una sistemazione organica, un ordine, seppure ingenuo ed elementare, agli avvenimenti che accadono al nostro corpo, di cui altrimenti non saremmo in grado di gestire la memoria.
Ecco: quel momento, dunque, è avvenuto, ne sono certo, in qualche piega di quei caldi pomeriggi estivi, ai bordi della stessa, identica piscina di cui parlavo qualche riga fa; anche qui, il processo di trasformazione ha già cominciato ad avvenire: io sono al contempo consapevole e del tutto inconsciente della metamorfosi che sta avvenendo in me. E I'emisfero astrale del mio cervello, che come una sorta di biosensore sempre attivo registra, automaticamente, le percezioni provenienti dal mio stesso corpo prima ancora che l'intero cervello ne sia completamente consapevole, sta minutamente annotando quei momenti con la precisione di un Digital Decoder HD 2300.
Accade così che io abbia, di quegli istanti, il ricordo preciso e dettagliato di ciò che ho detto e fatto - seppure in maniera affastellata e un po' confusa -, in quanto il mio cervello aveva, in quei giomi, la precisa e netta sensazione che quelli fossero gli Ultimi Momenti di Normalità - gli ultimi istanti di spensieratezza, seppure già minati dal di dentro dall'idea, ancora in nuce, della Malattia e della biotrasformazione in ciò che oggi accetto come il mio nuovo stato di Vegetable Man, ma che allora mi appariva solo come un intríco di confusione e di terrore - in quanto pura Alienità, nient'altro che vago e spaventoso senso di Avaria Generle e dunque, in prospettiva, di ciò che nei miei simili è chiamato con l'eufemistico termine di Pausa non Temporanea: in breve, morte - cerebrale oltre che fisica. Ecco: quell'istante in cui io guardo le due tipe accoccolate al bordo della piscina, uscendo a pelo d'acqua, e parlo loro con l'apparente spensieratezza di un qualsiasi gonzo d'acqua dolce; quell'istante - potrei riportare per intero la conversazione, o per lo meno frammenti dettagliati, seppure slegati uno dall'altro, di tutto ciò che è stato detto ("esattamente dove?" "all'incrocio tra la Maddalena e l'Iperdoom" "a proposito, vi ricordate la tipa che abbiamo visto l'altro giomo col costume ver...?" "eh" "beh, m'han detto che è una del giro Parabellum" "sai che... "beh, non è l'unica, comunque... ', e via di seguito); quell'istante, dicevo, è forse quello che stabilirei come il momento sommo dell'In/consapevolezza: quello, cioè, in cui il mio corpo sa già completamente ciò che sta avvenendo al suo interno, e il mio cervello sa senza saperlo: ovvero sa, ma non ha ancora preso atto del fatto di sapere; e proprio per questo suo stato fluido, di pura incoerenza filosofica, sta registrando ogni minimo dettaglio di quegli interminabili momenti, per poterne poi aver memoria come gli Ultimi Istanti prima della definitiva Alterità. Quanto al resto - ricordare il resto è, per me, puro strazio, eppure anche una struggente, felice, dolcissima malinconia. Quell'estate rimane, per me, l'ultima prima della lunga trafila che mi ha portato qui - l'ultima prima dell'inizio degli esami, delle lunghe file ai laboratori convenzionati con la Bio-Farm, delle interminabili sedute con gli psichiatri e gli assistenti del dott. Orlovsky; in breve, l'ultima, vera estate tout-court, e in quanto tale circondata da un acuto alone di nostalgia. Di quell'estate ricordo - o meglio, il mio cervello crede di ricordare, se mai si può ancora parlare di ricordi a proposito dei miei ormai danneggiatissimi circuiti cerebrali:
a) due ragazzine che giocano a palla (il gesto della più piccola rimane come sospeso nei miei frames di memoria, quasi fosse parte di una sequenza interrotta improvvisamente da qualcosa - di nuovo, la Consapevolezza, l'idea della Rottamazione Programmata [l'ho detta, alfine, la parola terribile, finale!] a cui ogni paziente nelle mie condizioni è costretto, che lo accetti o no, ad andare incontro prima o poi);
b) un gruppo di ragazze che ridono appoggiate su un asciugamano;
c) una tipa che mi rivolge la parola come fossi uno qualsia.si (non so se volerle infinitamente bene, o infinitamente male, per questa sua assoluta leggerezza);
d) una famigliola apparentemente felice;
e) due innamorati che si scambiano effusioni bevendo aperitivi (quanti aperitivi abbiamo bevuto, nel corso di quell'ultima, struggente estate?
O è anche questo nient'altro che un miraggio della mia immaginazione malata, una contaminazione mnemonica dei miei biocircuiti cerebrali con i mille aperitivi che in ogni film, in ogni romanzo che si rispetti si deve fatalmente bere ai bordi di una piscina?).
E poi altro, ancora: io che sorrido a un ragazzino a filo d'acqua, nel suo bravo salvagente (io ormai definitivamente perso nella coscienza di ciò che sto diventando); io che assisto a esercizi ginnici, sorrisi, pomiciate, conversazioni senza capo né coda; io che sprofondo nei meandri della mia solitudine - e da lì contemplo le infinite solitudini degli altri (l'anima di una ragazza che piange, appoggiata a un corrimano sul fondo della piscina, e io che mi fumo una sigara lì accanto, del tutto indifferente al suoi privatissimi dolori: o dovrei farmi carico anche dei dolori altrui?). C'è un'immagine, infine, che mi rimane in testa, quasi a suggello di quella dolcissima estate: due bicchieri che, ormai dimenticati, splendono, soli, nel caldo torrenziale di un deserto. Sono l'ultimo frammento di un tempo ormai definitivamente perduto, che non potrà mai più tornare, e di cui anche la mia memoria, fra breve, perderà ogni traccia.

ndrt.imp asf 305 tyf oggetto: rottamazione programmata droide n. 3656/21 bis

Diagnosi: Il droide in questione presenta gravi anomalie a livello biocircolatorio nell'apparato elettrocervicale destro, anomalia che si sta rapidamente estendendo a tutto I'emisfero destro e ai gangli elettrobiologici orientali. Presenta difficoltà nella Definizione Concreta dei Ricordi Dettagliati e nella Connessione dei fattori spaziotemporali in relazione all'esperienza diretta e/o autoindotta. Si consiglia pertanto 1'immediata Rottamazione Programmata secondo decreto 356/932 C.U. del 2/2/2033.

I pezzi di ricambio sono vincolati ad utilizzo esclusivamente umanitario secondo la Dichiarazione dei Diritti dei Droidi del 1/9/2029.

Il perito tecnico Ing. Peter Orlovsky

    Alessandro Riva

da Francesco Di Lernia - Piscine - a cura di Alessandro Riva - Ed. Galleria In Arco - Torino