Francesco Di Lernia
(Torino 1966)
per informazioni e materiale biografico: artisti@arte2000.net
INTRODUZIONE: L'ultima estate di Alessandro Riva
Tra i molti ricordi di quella strana,
lunghissima estate che mi sono rimasti misteriosamente impigliati nella rete dei
biocircuiti cerebrali, ce n'è uno che mi sta particolarmente a cuore, se mi è lecito
usare un termine del genere, stando la mia condizione di Vegetable Man, come si usa
scherzosamente dire qui alla Bio-Farm per definire la mia tutt'altro che facile condizione
di Mutante Terminale. Più che un ricordo, lo chiamerei un frammento di memoria, un
abbozzo mnemonico, qualcosa che sfugge in continuazione alla Definizione Concreta dei
Ricordi Dettagliati così come è stata scientificamente catalogata da parte del dott.
Orlovsky, uno dei luminari che stanno generosamente seguendo il decorso di quella che, con
largo eufemismo, io sono solito chiamare la Mia Malattia. Io sono, o almeno credo di
essere, in quella che la mia mente registra come una spiaggia, o una piscina - una
bellissima piscina sul bordo di, che ne so, qualche mare tropicale, o California, o
chissà quale altra diavoleria esotica ha voluto creare la mia mente già in fase avanzata
di Corto Circuito Cerebrale. Su questa spiaggia, io sono con un gruppo di bambini - un bel
gruppetto di bambocci piccolini (i miei nipoti? i figli di miei amici? mio figlio e i loro
piccoli amichetti? - non sono, né sarò mai più, in grado di scoprirlo), sui due-tre
anni al massimo - e giochiamo. O meglio, loro giocano.
Io li guardo, appoggiato ai gomiti come ogni adulto che si rispetti si appoggerebbe
ai gomiti in una situazione del genere. In quel momento, proprio in quel momento, tra di
noi succede qualcosa. O più probabilmente sarebbe esatto dire che dentro al mio cervello
succede qualcosa. Ecco, quello è forse il momento esatto in cui il mio corpo, o la mia
mente (non è la stessa cosa, in fondo?) stanno cominciando a trasformarsi. 
Di quel
momento, la mia mente ha infatti registrato due frames di memoria differenti, separati -
in uno vedo ancora la scena normalmente, soltanto leggermente sfocata, come una pellicola
che fosse stata esposta per troppo tempo ai raggi del sole; nell'altro la vedo già
contaminata da qualcosa di spaventoso - con quella stessa sensazione di Alienità (devo
ringraziare ancora il dott. Orlovsky per avermi fornito la giusta definizione, durante
l'ultima seduta) che provo di fronte a ogni stramaledetto frame di memoria di quell'ultima
estate. Un bambino, uno di loro - uno solo tra tutti loro - se n'è accorto. Per un
attimo, lo vedo con una maschera di orrore dipinta sul volto. Quello è esattamente il
momento che precede la mia consapevolezza - se mai si può chiamare col termine di
consapevolezza quel misto di incredulità e desiderio di rimozione che s'è impadronito di
me per tutta quella lunga, stranissima estate. Quello è il momento in cui, guardando in
faccia quel bambino che a sua volta mi fissa riconoscendo in me per un brevissimo,
fulmineo istante di inconsapevole lucidità - la Macchina, l'Alieno, il Vegetableman, il
momento, dicevo, in cui la mia mente registra - ancora senza poterlo davvero ammettere
neppure a se stessa il passaggio tra un mondo e l'altro, tra la consapevolezza della
Malattia e la dolce, sublime incoscienza della Normalità.
Quel momento, quell'istante di sottile, impercettibile sospensione del reale, per me
è rimasto, e sempre rimarrà, come sdoppiato in due: da una parte io che gioco, sfocato,
felice e inconsapevole, con i bambini sul bordo della spiaggia; dall'altra io che prendo
atto - non ancora coscienza: soltanto un breve istante di sotterranea e involontaria
consapevolezza - della gravità di ciò che di lì a poco mi sarebbe capitato.
C'è un altro momento (i miei neuroni vanno un po' a zig zag, ma in questo momento
sento riafforare qualcosa di simile a quello che un tempo, prima che la mia Malattia
prendesse definitivamente il sopravvento, chiamavo scherzosamente Sinapsi Compulsiva), un
altro momento, dicevo, che il mio cervello malato rileva come determinante di quelle
ultime, stranissime giornate estive: è un istante precedente, o forse contemporaneo a
quello che ho raccontato poco fa dal momento che, tra le tante altre cose di cui ho potuto
prendere consapevolezza nel corso della mia Malattia (grazie anche all'illuminata terapia
del dott. Orlovsky), c'è il fatto indiscutibile che l'idea stessa di Tempo così come ci
è stata tramandata fino ad ora - in breve, la nozione di prima e dopo non è altro che
una costruzione astratta, puramente fittizia, creata dal nostro cervello per dare una
sistemazione organica, un ordine, seppure ingenuo ed elementare, agli avvenimenti che
accadono al nostro corpo, di cui altrimenti non saremmo in grado di gestire la memoria.
Ecco: quel momento, dunque, è avvenuto, ne sono certo, in qualche piega di quei
caldi pomeriggi estivi, ai bordi della stessa, identica piscina di cui parlavo qualche
riga fa; anche qui, il processo di trasformazione ha già cominciato ad avvenire: io sono
al contempo consapevole e del tutto inconsciente della metamorfosi che sta avvenendo in
me. E I'emisfero astrale del mio cervello, che come una sorta di biosensore sempre attivo
registra, automaticamente, le percezioni provenienti dal mio stesso corpo prima ancora che
l'intero cervello ne sia completamente consapevole, sta minutamente annotando quei momenti
con la precisione di un Digital Decoder HD 2300.
Accade così che io abbia, di quegli istanti, il ricordo preciso e dettagliato di
ciò che ho detto e fatto - seppure in maniera affastellata e un po' confusa -, in quanto
il mio cervello aveva, in quei giomi, la precisa e netta sensazione che quelli fossero gli
Ultimi Momenti di Normalità - gli ultimi istanti di spensieratezza, seppure già minati
dal di dentro dall'idea, ancora in nuce, della Malattia e della biotrasformazione in ciò
che oggi accetto come il mio nuovo stato di Vegetable Man, ma che allora mi appariva solo
come un intríco di confusione e di terrore - in quanto pura Alienità, nient'altro che
vago e spaventoso senso di Avaria Generle e dunque, in prospettiva, di ciò che nei miei
simili è chiamato con l'eufemistico termine di Pausa non Temporanea: in breve, morte -
cerebrale oltre che fisica. Ecco: quell'istante in cui io guardo le due tipe accoccolate
al bordo della piscina, uscendo a pelo d'acqua, e parlo loro con l'apparente
spensieratezza di un qualsiasi gonzo d'acqua dolce; quell'istante - potrei riportare per
intero la conversazione, o per lo meno frammenti dettagliati, seppure slegati uno
dall'altro, di tutto ciò che è stato detto ("esattamente dove?"
"all'incrocio tra la Maddalena e l'Iperdoom" "a proposito, vi ricordate la
tipa che abbiamo visto l'altro giomo col costume ver...?" "eh" "beh,
m'han detto che è una del giro Parabellum" "sai che... "beh, non è
l'unica, comunque... ', e via di seguito); quell'istante, dicevo, è forse quello che
stabilirei come il momento sommo dell'In/consapevolezza: quello, cioè, in cui il mio
corpo sa già completamente ciò che sta avvenendo al suo interno, e il mio cervello sa
senza saperlo: ovvero sa, ma non ha ancora preso atto del fatto di sapere; e proprio per
questo suo stato fluido, di pura incoerenza filosofica, sta registrando ogni minimo
dettaglio di quegli interminabili momenti, per poterne poi aver memoria come gli Ultimi
Istanti prima della definitiva Alterità. Quanto al resto - ricordare il resto è, per me,
puro strazio, eppure anche una struggente, felice, dolcissima malinconia. Quell'estate
rimane, per me, l'ultima prima della lunga trafila che mi ha portato qui - l'ultima prima
dell'inizio degli esami, delle lunghe file ai laboratori convenzionati con la Bio-Farm,
delle interminabili sedute con gli psichiatri e gli assistenti del dott. Orlovsky; in
breve, l'ultima, vera estate tout-court, e in quanto tale circondata da un acuto alone di
nostalgia. Di quell'estate ricordo - o meglio, il mio cervello crede di ricordare, se mai
si può ancora parlare di ricordi a proposito dei miei ormai danneggiatissimi circuiti
cerebrali:
a) due ragazzine che giocano a palla (il gesto della più piccola rimane come sospeso
nei miei frames di memoria, quasi fosse parte di una sequenza interrotta improvvisamente
da qualcosa - di nuovo, la Consapevolezza, l'idea della Rottamazione Programmata [l'ho
detta, alfine, la parola terribile, finale!] a cui ogni paziente nelle mie condizioni è
costretto, che lo accetti o no, ad andare incontro prima o poi);
b) un gruppo di ragazze che ridono appoggiate su un asciugamano;
c) una tipa che mi rivolge la parola come fossi uno qualsia.si (non so se volerle
infinitamente bene, o infinitamente male, per questa sua assoluta leggerezza);
d) una famigliola apparentemente felice;
e) due innamorati che si scambiano effusioni bevendo aperitivi (quanti aperitivi
abbiamo bevuto, nel corso di quell'ultima, struggente estate?
O è anche questo nient'altro che un miraggio della mia immaginazione malata, una
contaminazione mnemonica dei miei biocircuiti cerebrali con i mille aperitivi che in ogni
film, in ogni romanzo che si rispetti si deve fatalmente bere ai bordi di una piscina?).
E poi altro, ancora: io che sorrido a un ragazzino a filo d'acqua, nel suo bravo
salvagente (io ormai definitivamente perso nella coscienza di ciò che sto diventando); io
che assisto a esercizi ginnici, sorrisi, pomiciate, conversazioni senza capo né coda; io
che sprofondo nei meandri della mia solitudine - e da lì contemplo le infinite solitudini
degli altri (l'anima di una ragazza che piange, appoggiata a un corrimano sul fondo della
piscina, e io che mi fumo una sigara lì accanto, del tutto indifferente al suoi
privatissimi dolori: o dovrei farmi carico anche dei dolori altrui?). C'è un'immagine,
infine, che mi rimane in testa, quasi a suggello di quella dolcissima estate: due
bicchieri che, ormai dimenticati, splendono, soli, nel caldo torrenziale di un deserto.
Sono l'ultimo frammento di un tempo ormai definitivamente perduto, che non potrà mai più
tornare, e di cui anche la mia memoria, fra breve, perderà ogni traccia.
ndrt.imp asf 305 tyf oggetto: rottamazione programmata droide
n. 3656/21 bis
Diagnosi: Il droide in questione presenta gravi anomalie a livello biocircolatorio
nell'apparato elettrocervicale destro, anomalia che si sta rapidamente estendendo a tutto
I'emisfero destro e ai gangli elettrobiologici orientali. Presenta difficoltà nella
Definizione Concreta dei Ricordi Dettagliati e nella Connessione dei fattori
spaziotemporali in relazione all'esperienza diretta e/o autoindotta. Si consiglia pertanto
1'immediata Rottamazione Programmata secondo decreto 356/932 C.U. del 2/2/2033.
I pezzi di ricambio sono vincolati ad utilizzo esclusivamente umanitario secondo la
Dichiarazione dei Diritti dei Droidi del 1/9/2029.
Il perito tecnico Ing. Peter Orlovsky
Alessandro Riva
da Francesco Di Lernia - Piscine - a cura di Alessandro Riva - Ed. Galleria In Arco -
Torino