Francesco Di Lernia
(Torino 1966)

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FIAT 600

al lavoro sulla fiat 600A metà strada tra graffitismo e car-decò, si collocano i lavori dei sei artisti che, capitanati da Ugo Nespolo, hanno scelto di usare la nuova Fiat Seicento come tela su cui dipingere. C'è molto colore, molta energia e tensione in queste opere. Sarah Bowyer, Sergio Cascavilla, Enrico De Paris, Francesco Di Lernia e Ronald Kastelic, appartengono infatti a quella nuova generazione di artisti che, messo da parte I'intellettualismo ermetico delle tante neoavanguardie contemporanee, propone un ritorno alla figurazione e alla pittura adottando uno stile quasi fumettistico, ispirato ai cartoon, all'illustrazione e ai video-clip. Ai nuovi media insomma, e per questo definito medialismo. In questa loro scelta hanno un precursore, Ugo Nespolo, che fin dall'inizio degli anni '70 aveva sentito la necessità di ritornare a dipingere, prediligendo una figuratività gioiosa, colorata, vivace, ispirata al migliore futurismo, a Depero e alla Pop Art statunitense.

 

L'AUTO
COME
FORMA
D'ARTE

al lavoro sulla fiat 600

"Un automobile da corsa, col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo... un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia... Nel primo Manifesto futurista pubblicato I'11 febbraio del 1909 sul quotidiano parigino Le Figaro, Filippo Tommaso Marinetti paragona I'automobile a un'opera d'arte; tuttavia non gli è ancora ben chiaro se quello strano essere, nato da pochi anni, sia di genere femminile o maschile.
Col passare del tempo, dopo aver assunto definitivamente un'identità femminile, I'automobile continua a suscitare un grande appeal presso molti artisti, italiani e stranieri. Negli anni '50, Richard Estes e altri iperrealisti statunitensi mettono in primo piano nei loro quadri le grandi berline d'oltreoceano, imponenti, sinuose, lucide di cromature, simbolo tangibile di benessere e libertà. In controverso antagonismo d'amore e odio, attrazione e repulsione, per quell'oggetto di desiderio e consumismo, negli anni '60 I'auto viene fatta a pezzi e addirittura ridotta a un cubo di lamiere, schiacciata sotto una pressa dello sfasciacarrozze, nelle sculture del francese Cesar, esponente del Nouveau Réalisme, e dello statunitense neodadaista John Chamberlain.
In anni più recenti, a cominciare dagli Stati Uniti, due nuove mode artistiche, contemporanee ma contrapposte, coinvolgono I'auto e più in generale i mezzi di trasporto. Alla fine degli anni '70 gruppi di giovanissimi attaccano con bomboletta spray i vagoni della metropoli tana di New York, dipingendo con rabbia I'esterno delle carrozze.
Nasce così il Graffitismo, tendenza underground nel cui ambito si formano artisti diventati poi famosi come Keith Haring e Jean Michel Basquiat. In quello stesso periodo, negli States, altri ragazzi vanno alla ricerca di libertà e di nuove esperienze, viaggiando coast to coast, da un capo all'altro degli Stati Uniti, seguendo I'itinera rio descritto da Jack Keruak nel romanzo culto On the Road, in sella a rombanti Harley Davidson. Quelle moto, tutte eguali, diventano tutte diverse e si distinguono I'una dall'altra grazie all'ac cessoristica esuberante e alle vivide decorazioni dipinte sul serbatoio della benzina. Quell'immaginario colorato e psichedelico, un po' liberty e un po' kitsch, si diffonde rapidamente, non solo sulle Harley, ma anche sulle auto e persino sopra i giganteschi camion, i Truck.
Come i tatuaggi, oggi tanto in voga, quei car-decò cercano di esprimere la personalità del proprietario del mezzo e il suo desiderio di individualità, la ricerca disperata d'identità in una sempre più alienante società di massa.

La prefazione artistica e le interviste sono a cura di Guido Curto, critico d'arte e docente di Storia dell'arte all'Accademia di Belle Arti di Palermo.