|
-
Nato ad Alba (Cuneo) nel 1942, Riccardo Cordero ha frequentato a Torino il
Liceo Artistico e l'Accademia Albertina di Belle Arti, dove si è
diplomato nel 1965 e dove dal 1990 al 2002 è stato titolare della Scuola
di Scultura.
Tra i suoi maestri, Sandro Cherchi per la scultura e per l'anatomia Franco
Garelli, scultore, oltre che medico, ai quali resterà legato negli anni
seguenti da profonda amicizia.
La sua prima uscita pubblica è del 1960, alla 120a Esposizione della
Società Promotrice delle Belle Arti a Torino, in una fase di
ridiscussione statutaria dell'arte che investe anche la scultura. Proprio
in quell'anno Michel Tapiè, tra i critici più importanti di quella
tendenza, aveva aperto a Torino l'International Center of Aesthetic
Researc (ICAR). Naturale l'interesse del giovane studente, che nelle sue
pitture guarda all' Informale, seppur allora in declino,e vede presto in
esso la possibilità di superare la cauta scansione neocubisteggiante dei
volumi e la vibrazione delle superfici di Cherchi, come, sempre nel 1960,
attesta una delle sue prima opere, Crocefissione. In essa sembra già di
ravvisare l'interesse per Umberto Milani nella riduzione dell'immagine a
un bassorilievo e nel corroso materismo. Certo allora Cordero doveva
essere stato colpito anche dal Lucio Fontana dei Concetti spaziali e delle
Nature, come gli altri suoi giovani colleghi che cercavano di fare una
scultura "nuova" aderente ai tempi nuovi.
Scultore per vocazione, Cordero seleziona i suoi interessi con precoce
lucidità, guardando tra l'altro, come dimostrano le sue opere dei primi
anni sessanta, oltre che di nuovo a Fontana, ai lavori tridimensionali di
Milani, che proponevano inedite possibilità nella relazione tra volumi
plastici e spazio, nodo centrale della scultura, come Cordero comprende
presto, inaugurando quello che sarà il registro primo di tutto il suo
lungo percorso. Su tale linea, anche l'attenzione a Garelli, pure
attestato dalle prime prove
di Cordero.
Presto, tuttavia, l'artista si pone su di un fronte "oltre
l'informale", sul filo, anche tematico, del richiamo della
contemporaneità, plasmando tra
il 1964 e il 1965 colorate figure a tutto tondo, tra il supereroe pop e il
pupazzo, di astronauti e giocatori di baseball e football, che fanno la
loro apparizione nel 1966 nella prestigiosa Galleria Ferrari di Verona. Si
tratta però di una svolta provvisoria. Già l'anno dopo Cordero
trasferisce il bisogno di una scultura in sintonia col proprio tempo nella
ricerca, che si protrarrà fino al 1969-1970 e oltre, su assemblaggi
polimaterici colorati, stimolati anche dagli sviluppi di Garelli nei Tubi,
esposti alla Biennale di Venezia nel 1966, oltre che da
una rilettura originale dei precedenti delle avanguardie storiche, in
particolare del Boccioni futurista delle "compenetrazioni dei
piani". La sperimentazione e l'uso di materiali molteplici, anche
industriali, sono determinanti, oltre al colore, in queste opere esposte
nel 1968 a Torino nella Galleria Triade con un'importante introduzione
critica di Paolo Fossati e l'anno dopo a Roma nella Galleria Due Mondi
nella quarta edizione di Prospettive, rassegna dedicata ai giovani
emergenti di tutta Italia, presentati da critici diversi. Cordero è
accompagnato da Enrico Crispolti, che ne scrive in catalogo.
Le presenze in mostre collettive nazionali e internazionali si fanno più
numerose.
Tra le principali, nel 1966 la Biennale di Sonsbeek, in Olanda, nel 1967
la III Mostra Internazionale di scultura nella Fondazione Pagani di
Legnano, alla quale Cordero partecipa anche l'anno successivo, e nel 1969
il Premio San Fedele a Milano, il IV Premio Internazionale del disegno a
Torre Pellice, l'esposizione Cinque a Torino nella Galleria Caleidoscopio
di Padova. Nel 1970 Paolo Fossati lo segnala sul Catalogo Bolaffi.
Frattanto, fin dal 1969, Cordero realizza le sue costruzioni e i suoi
assemblaggi in quella scala ambientale che gli diverrà sempre più
congeniale, già saggiata in grandi dimensioni nel 1975 nel monumentale
Terra-luna di cm 650x420x250, in ferro smaltato e poliestere, installato
nel giardino della Scuola Media di Rozzano (Milano), la prima delle grandi
commissioni pubbliche che gli consentiranno di intervenire su spazi
importanti, con obbiettivi di qualificazione urbana, sempre più pressanti
nella sua attività.
Tali esperienze sono presentate in personali e in esposizioni collettive
di rilievo, in Italia e all'estero. Tra le personali, quelle, nel 1971,
a Novara nella Galleria L4, a Genova nella Galleria Unimedia e a San Remo
nella Galleria Beniamino, nel 1973 a Bruxelles nella Galleria Philippe
Chabeau, nel 1975 a Torino nella Galleria Arcipelago, nel 1977 a Milano
nella Galleria Ada Zunino. Tra le collettive, nel 1972 la IX Biennale di
Mentone, nel 1974 la V Quadriennale di Torino, nel 1975 l'VIII Biennale
del metallo di Gubbio
e la X Biennale del bronzetto a Padova.
Nel 1977 l'artista interrompe le ricerche più autoreferenziali sulla
forma e lo spazio per sondarne per quasi decennio le potenzialità
nell'immagine figurativa. Non quindi una frattura totale, né un
regressivo ritorno alla statua, ma una rivisitazione "colta"
della tradizione, anche nella manualità, nella materia e nelle tecniche,
in una temperie latamente postmoderna. Anche queste esperienze, diramate,
e tematicamente puntate soprattutto sul nudo femminile, hanno grande
fortuna: critica, anche presso scrittori come Giovanni Arpino, ed
espositiva, in gallerie private (La Bussola a Torino nel 1979, La Parisina
ancora a Torino nel 1982, Cinquetti a Verona nel 1983, Galleria 32 a
Milano nel 1984), istituzioni pubbliche (Istituto Italiano di Cultura a
Monaco di Baviera nel 1984), rassegne nazionali e internazionali (Premio
Nazionale Galleria d'arte moderna di Gallarate, 1979, Promotrice di
Torino, 1980 e 1983, Biennali d'arte della Città di Milano, 1984 e 1987,
Biennale di Scultura, Asti 1986, Italiaans Beeldhouwkunst, Galleria J.L.,
1982, Westminster City Sculture Competition, Cutt & Cutt Bank, Londra
1987 e soprattutto la XLIII Biennale di Venezia nel 1978, con una sala
personale, riconoscimento precoce e di altissimo profilo).
Tra il 1985 e il 1987 Cordero, attraverso ulteriori sperimentazioni sul
tema del paesaggio, approda alla costruzione di strutture nuove per la
loro determinatezza fisica e segnica e per il loro dare realtà, ancora
fisica, allo spazio, attivato, e quindi reso presente, non evocato, dalla
forma plastica. Si apre qui la definitiva maturità dell'artista,
annunciata alla fine del 1988 nella mostra Due sculture, a Torino presso
l'Associazione Culturale Il Salto del salmone, che proponeva appunto due
sole sculture, Novembre e Nero nel paesaggio, in cui si vedeva l'avvio
della lunga e sempre più fertile stagione che ha portato Cordero tra i
maggiori scultori internazionali con le sue strutture sempre più
perentorie, che esaltano la possibilità di una scultura coerente con lo
sviluppo della cultura d'oggi, cercata dall'artista in tutto il suo
itinerario creativo, all'insegna soprattutto dell'interrelazione tra
strutture plastiche rigorosamente progettate e insieme aperte e
articolarte e spazio, anche ambientale. Come in una serie imponente di
risultati monumentali che nulla hanno a che spartire con la retorica e
l'accademismo della statuaria e del monumento: dalla Rotazione coordinata
del Parco della Pellerina di Torino del 1992 e dal Grande ferro del 1993
della Lookout Sculture Foundation, in Pensylvania , alla
Fontana del 1994 per il Parco Cenisia di Torino, a Stoccarda
del 1995, a Grande Segno del Palazzo dei Congressi di Alba
e Presenza del 1997, a Chakra del 1998 , Nuove presenze,
del 2000 ai recentissimi colossi del 2005-2006 Chakra per
Piazza Galimberti a Torino, Meteora per il Nuovo Palazzo di Giustizia di
Asti, Meteora per il Sculture Park di Shangai e Cometa per lo Sculpture
Park di Taiwan (fig. 138). Sempre numerose e di rilievo anche le mostre
personali, quali nel 2000 In the same space, Cordero King Venet al Museo
dell'automobile a Torino e nel 2005 Du projet à la réalisation presso la
Galerie quai des arts a Vevey (Svizzera) e le partecipazioni a collettive
quali, nel 2002 Scultura Internazionale a La mandria presso la Villa dei
Laghi a Venaria Reale (Torino), nel 2005 alla XIV Quadriennale di Roma,
Galleria Nazionale d'arte moderna di Roma, e nel 2006 alla XXIV Biennale
di scultura - Comune di Gubbio
Luciano Caramel
dal catalogo della mostra Riccardo Cordero, opere 1960-2006, Sala
Bolaffi di Torino, 2006
|