Francesco Casorati
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LA PITTURA
(ricerche)
Nell'ultimo decennio, e in modo
particolarmente pregnante in questi recentissimi inviti dipinti (dipinti-affabulati, ma
innanzitutto dipinti) a meditare sull'Albero come memoria fossile, da cartellone didattico
appeso al muro della scuola primaria, di una natura non più esistente come matrice di
vita e di sogni e di poesia (come inesistente era diventato il cavaliere di Calvino),
Francesco Casorati è andato sempre più svelando l'aereo inganno della sua trasparente
superficie infantile e fiabesca, con superiore ironia di gran razza, direi, saviniana - ma
anche, in quel di Torino, cremoniana - ma anche altrettanta superiore intelligenza dei
più sottili meccanismi del parlar pittura. Che, intendiamoci, inganno autentico era - e
ambiguità surreale fra il determinato e il fantastico -, sia in quanto ben conscio per
maturità di linguaggio dell'autore che il racconto dipinto, moderno o postmoderno che
sia, non può essere oggi che inganno e magia dipinta non solo per gli occhi ma anche per
la psiche del riguardante; sia per una più intima profondità biografica di chi ha sempre
avuto davanti agli occhi e alla mente, come significativo dono paterno, quel Tiro al
bersaglio del 1919 che era lucidissima, ingannevole, ambigua in quanto
aristocratico-esoterica, risposta alla poetica del "fanciullino" non troppo
nascosta nelle stanze metafisiche di Carrà. In questa lucidità del gioco e dell'inganno,
su un filo nostro, e diciamo pure nazionale, che è lo stesso a distinguere dai
surrealisti Savinio e Bontempelli, come poi Calvino e Buzzati, Francesco Casorati si
apparenta, intorno alla sua generazione, ad un Guaríenti, ad un Foppiani, ad un Marotta,
come premessa al meno controllato ludismo degli Alinari o degli Spoldi; su un altro e
culturalmente diverso versante, i suoi meccanismi e - direi - sempre meno però col tempo
- marchingegni di montaggio dell'icone hanno qualche estrinseca affinità con i Tadini ed
Adami, ma spogliati da ogni risonanza e ridondanza pop proprio perché tali risonanze e
ridondanze erano già state esperite e delibate da Francesco più di vent'anni fa.
Questa poetica del racconto (e inscenatura, e teatrino, ma, in quanto favola per
adulti in panni di infanzia finta ancorché nostalgica, dinamizzati per atti e tappe) come
lucida dichiarazione-apertura di gioco che invita a "vedere" e dunque a
riflettere sulle carte proprie e altrui; questi meccanismi spazianti da ribalte
prospettiche oniriche e "lunari" (e intendo il termine in tutta la sua
estensione e pregnanza, dall'asciutta magia di lumecolore grigiazzurro all'ironica poesia
antidecadentistica che richiama Mirò quanto Licini) al montaggio per singoli
oggetti-isola fortemente emblematici, esplicitamente governati dall'artista demiurgo
attraverso un filo rosso del tutto esplicito, in quanto prima di forte accento pittorico
nel "soft" tonale generale e poi anche metaforico, sono stati più volte
esaminati a fondo ed illustrati da Paolo Fossati. Il "filo portante" è appunto
una delle immagini, delle trascrizioni linguistiche che ricorrono in Fossati; assieme al
"tessere la tela" e all'idea di percorso, di pista, di sentiero a più
diramazioni.
Di fronte alle nuove emergenze linguistiche di quest'ultimo Casorati mi sembra
evidente che questa traccia critica, inaugurata sei anni fa in occasione della mostra al
Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ha segnalato un asse linguistico via via sempre più
portante da allora ad oggi. E intendo portante in quanto questo filo di tessitura, questo
percorso divenuto oggi labirinto - magico ma anche sottilmente angoscioso, o quanto meno
monitorio di fronte al disseccarsi luttuoso della fonte naturale -, si presenta in queste
tele come soluzione, altrettanto distillata quanto ottimale, di magico equilibrio fra
metafora del sogno e civile denuncia, con tanto di cartellino segnaletico ed epigrafico
"ad memoriam'; di una follia collettiva; fra un linguaggio per grafémi
ontologicamente intrinseco all'affabulazione e l'alta, tangibile, morbida qualificazione
per grandi unità tonali della pellicola cromatica.
Marco Rosci
da Francesco Casorati a cura di Marco Rosci Cat. mostra Galleria Gian Ferrari - Milano 1991