Francesco Casorati

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LA PITTURA
(ricerche)

nello studio 1991 (foto Pino Dellaquila)Nell'ultimo decennio, e in modo particolarmente pregnante in questi recentissimi inviti dipinti (dipinti-affabulati, ma innanzitutto dipinti) a meditare sull'Albero come memoria fossile, da cartellone didattico appeso al muro della scuola primaria, di una natura non più esistente come matrice di vita e di sogni e di poesia (come inesistente era diventato il cavaliere di Calvino), Francesco Casorati è andato sempre più svelando l'aereo inganno della sua trasparente superficie infantile e fiabesca, con superiore ironia di gran razza, direi, saviniana - ma anche, in quel di Torino, cremoniana - ma anche altrettanta superiore intelligenza dei più sottili meccanismi del parlar pittura. Che, intendiamoci, inganno autentico era - e ambiguità surreale fra il determinato e il fantastico -, sia in quanto ben conscio per maturità di linguaggio dell'autore che il racconto dipinto, moderno o postmoderno che sia, non può essere oggi che inganno e magia dipinta non solo per gli occhi ma anche per la psiche del riguardante; sia per una più intima profondità biografica di chi ha sempre avuto davanti agli occhi e alla mente, come significativo dono paterno, quel Tiro al bersaglio del 1919 che era lucidissima, ingannevole, ambigua in quanto aristocratico-esoterica, risposta alla poetica del "fanciullino" non troppo nascosta nelle stanze metafisiche di Carrà. In questa lucidità del gioco e dell'inganno, su un filo nostro, e diciamo pure nazionale, che è lo stesso a distinguere dai surrealisti Savinio e Bontempelli, come poi Calvino e Buzzati, Francesco Casorati si apparenta, intorno alla sua generazione, ad un Guaríenti, ad un Foppiani, ad un Marotta, come premessa al meno controllato ludismo degli Alinari o degli Spoldi; su un altro e culturalmente diverso versante, i suoi meccanismi e - direi - sempre meno però col tempo - marchingegni di montaggio dell'icone hanno qualche estrinseca affinità con i Tadini ed Adami, ma spogliati da ogni risonanza e ridondanza pop proprio perché tali risonanze e ridondanze erano già state esperite e delibate da Francesco più di vent'anni fa.
Questa poetica del racconto (e inscenatura, e teatrino, ma, in quanto favola per adulti in panni di infanzia finta ancorché nostalgica, dinamizzati per atti e tappe) come lucida dichiarazione-apertura di gioco che invita a "vedere" e dunque a riflettere sulle carte proprie e altrui; questi meccanismi spazianti da ribalte prospettiche oniriche e "lunari" (e intendo il termine in tutta la sua estensione e pregnanza, dall'asciutta magia di lumecolore grigiazzurro all'ironica poesia antidecadentistica che richiama Mirò quanto Licini) al montaggio per singoli oggetti-isola fortemente emblematici, esplicitamente governati dall'artista demiurgo attraverso un filo rosso del tutto esplicito, in quanto prima di forte accento pittorico nel "soft" tonale generale e poi anche metaforico, sono stati più volte esaminati a fondo ed illustrati da Paolo Fossati. Il "filo portante" è appunto una delle immagini, delle trascrizioni linguistiche che ricorrono in Fossati; assieme al "tessere la tela" e all'idea di percorso, di pista, di sentiero a più diramazioni.
Di fronte alle nuove emergenze linguistiche di quest'ultimo Casorati mi sembra evidente che questa traccia critica, inaugurata sei anni fa in occasione della mostra al Palazzo dei Diamanti di Ferrara, ha segnalato un asse linguistico via via sempre più portante da allora ad oggi. E intendo portante in quanto questo filo di tessitura, questo percorso divenuto oggi labirinto - magico ma anche sottilmente angoscioso, o quanto meno monitorio di fronte al disseccarsi luttuoso della fonte naturale -, si presenta in queste tele come soluzione, altrettanto distillata quanto ottimale, di magico equilibrio fra metafora del sogno e civile denuncia, con tanto di cartellino segnaletico ed epigrafico "ad memoriam'; di una follia collettiva; fra un linguaggio per grafémi ontologicamente intrinseco all'affabulazione e l'alta, tangibile, morbida qualificazione per grandi unità tonali della pellicola cromatica.
Marco Rosci

da Francesco Casorati a cura di Marco Rosci Cat. mostra Galleria Gian Ferrari - Milano 1991