Francesco Casorati

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Acquerelli

1986 - la barchetta gialla - acquerello cm100x70Parliamo subito dell'acquarello, della tecnica di questi fogli recentissimi di Casorati. In sede di cronaca la faccenda è subito archiviata, magari con una punta di stupore, se è vero che solo ora Casorati «usa» l'acquarello con sistematicità, e lo elegge a «mezzo» rappresentativo fra quanti, e sono molti, ha usati ed usa (e anche qui ci vorrebbero le virgolette, ma è inutile insistere a virgolettare, in sede di tecnica, i verbi di uso. Voglio dire che occorre fare attenzione, le tecniche non si usano per qualche fine già chiaro ed evidente, ma si scelgono in qualità di accompagnatrici e di guide, dí coordinatori e registi. È ben altra faccenda, credo, l'usare l'oilio o la matita, l'acrilico o, ed è il nostro caso, l'acquarello).
Siamo ad apertura di capitolo:
Casorati e l'acquarello, dopo Casorati pittore, grafico, scenografo, ecc. ecc. La cronaca si arresta qui; la lettura dei fogli (provi chi sta leggendo a ripasserseli con calma prima di proseguire ad inciampare in queste righe a margine) suggerísce che questa cronaca ha almeno un aspetto singolare. La singolarità di stare assistendo ad un incontro: i temi, i motivi, le immagíni, infine le figure del gioco di Casorati vanno incontro a questa tecnica come ad una polpa (come dire?: a un contenuto) che è loro proprio, e che era di fatto atteso.
Un gioco nel gioco, e, logicamente nel caso del lavoro casoratiano, un ulteriore gioco delle parti. Questo pittore che lavora sulle illusioni del «trompe-l'oeil» come su uno scardinamento e uno spaesamento logico, e, insomma, lavora a livello di «trompe-l'esprit», si trova a inserire nella sua partitura un incontro improgrammabile ed indispensabile. Da un lato un preciso "ordre des choses", dall'altro l'acquarello.
Un ordine casoratiano: e il cartiglio di questo ordine potrebbe essere "qui réve trop librement, perd le regard; qui dessine trop bien perd les songes de la profondeur". Dicevo che le figure incontrano la loro polpa.
Non è una metafora troppo ardita, è solo una citazione: vuol dire che Casorati usando o facendosi usare dall'acquarello ha portato avanti, e non poco, una sua esplorazione di simboli e metafore. E simboli e metafore sono certo uccelli e navi, città e giocattoli, cartoncini e cieli, così come simbolico e metaforico è, in concreto, il gioco, ma resta da riaffermare dove simboli e metafore hanno la loro radice, di che cosa sono segni e rimandi e moltiplicazione.
Voglio dire: gioco, carte da gioco, figure di carte, e va bene, come va bene elencare pere e mele e uva in una natura morta o figure e lenzuoli in una scena di nudo. Ma poi il dato risolutore, la polpa, della natura morta sarà il tavolo su cui poggia, quella certa inclinazione prospettica e deformazione dello sguardo per seguirne le vicende, che è la base d'appoggio, tavola, piatto o supporto che sia. Diciamo, rapidamente: un contenuto; ma anche metafora e simboli.
Provo a spiegarmi citando. Chi sia l'autore di cosi fine indicazione di lavoro è perfino troppo facile capire, e, quindi, valga solo il suo scritto. Che, più ironico che polemico, procede così: la bella pittura, dice, non è mai nel colore macinato e diluito e poi lasciato ad asciugare sopra una superficie. La bella pittura è una polpa di bellissima qualità tinta con del colore. Ora, in ogni polpa che si rispetti, sia quella di una pera e di una mela o quella del pane o del corpo umano, vi è sempre una forte percentuale d'acqua. Senza l'acqua non esiste bellezza e buona qualità della materia. Viene voglia di chiosare, a nostro uso e consumo, cíoè ad intelligenza dei fogli di Casorati: la pittura non è nel colore, ma è una polpa. Tecnica non di servizío ma di contenuto, se la polpa deve, o può, rimandare alla mela, al corpo, al pane (e siamo al centro di ciò che ho appena definito l'incontro tra "tema" e "materia").
Casorati, tanto per ragionare ora in presa diretta, ha giocato da tempo una carta difficile: ha bloccato immagini e figure in una (finta, ovviamente) emblematicità, in schemi di elementare fissità. Carta difficile perché si sa con quanta indifferenza è accolta l'idea di un pittore che si imprigiona con i propri codici, con le proprie figure, con la propria grammatica in uno spazio in cui tessere la sua tela, raccontare la sua fiaba, fare il suo lavoro. Scambiare per immobilità quei commutatori di energia, quegli accumulatori silenziosi che sono le opere di Casorati è uno sport perfino nobile; accomunarlo a una pittura minore di conservazione è logica diffusa. Ebbene, acquerelli alla mano, sia lecito dimostrare: il gioco che Casorati gioca è assai più complesso e difficile, e, non a caso, per ragioni di contenuto, cioè di polpa, di possibilità di íncontro e di incastro, di necessario limite a cui la pittura tende. È la materia stessa di una ispirazione figurativa.
Dunque, diremo che in queste pagine non solo si gioca un gioco, del tipo che lascia qualche interrogativo stemperato come un'ombra (la vieille folie était encore en route?), ma narra di un incontro di parti che risale il gioco e lo riporta altrove, lo àncora a qualche motivo preciso, lo radica senza per questo concluderlo o definirlo (et leur chanson se méle au claire de lune: un'altra citazione, certo; e valga a dare il tono, voglio dire la pulizia mentale, delle stesure scritture di questi fogli, carboncino inchiostro e acquarello, con qualche segnale di tempera o di acrilico).
Attenti a questo incontro e ai suoi segnali, non ultimo la musica lentissima che fa scivolare fra le parti in campo: non è solo incontro singolare, ma è un momento importante di una esplorazione che mi pare, a sua volta, importante.
Un'ottima occasione (e di che qualità, dico; di che polpa!) per riaprirne il discorso come quello di un vero e proprio caso.
Voglio dire: connaissez-vous Francesco Casorati?
Paolo Fossati 

da Carta su carta a cura di P. Fossati Ed. Le immagini - Torino 1987