
P-A-R-L-I-A-M-O-C-I-C-H-I-A-R-O
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facitore in sorridenza
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nonostante la carta d'identità sbiadita dichiarata dallo spessore anagrafico
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i pensieri colorati
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mi disaffamigliano dalla rondine-che-fa-autunno in virtù d'aristofanesco
innatismo
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antidevozionale nei confronti del «fare» maiuscolo
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il basso-continuo della tecnica da carrozziere verniciatore affatto protesica di
similismi naturalistici
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disopacizza spazi neutri
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alimentizi d'incandescenti «porzioni» biancazzurre afferenti ad un cielismo
finzionale unico, protagonista
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nel prosieguo
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per urgenza di simbiosi fattuale con le « cielagioni » le « ipotesi di paesaggio »
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avvalentisi di declinazioni cromatiche di terra in vicenda duale con risapute
trance di cielo governate da posture assonometriche esplicitano quel durismo
concettuale
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che tipicizza una sromantica operazione «in vitro» situata nelle corde
dell'artificioso avanzante probabile egemone del nostro domani
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pertanto a randa dal donchisciottismo salvifico della «messaggeria» dipinta
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trovo una privatissima zona franca bastevole per:
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esorcizzare la noiosa «quotidie» colmare i vuoti a perdere
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slontanare la cassintegrazione ideologica e soprattutto recitare che «l'artista
non si separa dal mondo si separa nel mondo essendo altro da esso»
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Antonio Carena
Breve intervista ad Antonio Carena. 1999
D: Dopo
aver discettato di tutto un po' amerei domandarti perché dipingi.
R: In sorridenza, ti rispondo che, essendo stato battezzato con l'acqua
..... ragia, sono pittore per consequenzialità e, pur non appartenendo alla
"nutella generation", trovo "verdezza" proposiva
disopacizzando spazi neutri attraverso incandescenti nuvolazioni, non meno
serene del sereno, eplicitate dalle fingitorìa di competenza.
D: a proposito, perché i cieli?
R: nel 1965, conclusa l'esperienza "particolari di carrozzeria" e
"pellicole" (1963/'64) alla nitro speculare su lamiera, sapevole delle
urgenze dell'"artificioso avenzante", fui intrigato dalla
"lettura" del cielo riflesso nelle automobili in parcheggio e
"rappresentai la rappresentazione" del "nuvolare" con il
pennello ad aria compressa (compressore e pistola) e per ironico garantismo
d'euforia e per spiedistallizzare i tic nervosi di una retroattiva redazione a
mano.
D: e oggi?
R: oggi siamo testimoni dell'azzeramento del
"fare" tradizionale in virtù delle nuove regole del gioco, afferenti
ai media elettronici, efficienti, veloci, sromantici, costringitori di
ininterrotto nomadismo ideologico-fattuale, veicolatore in algido di un altrove
altro che scommette di fare poesia con l'impoetico.
D: secondo la tua angolazione dove andrà l'arte?
R: sempre più verso quella luccicanza
"lirica" che sottende la monetocrazia, alimentizia di una fascinazione
recitata dal prezzo governato dal "DICTAT" della mercatura ed
eclusivamente egemonizzato dalla potenza idolistica del denaro, laddove anche i
gobbi diventano belli di profilo.
E scusami se è poco.
D: Gian Luca Martinez
R: Antonio Carena
AUTOCRITICA
Dipingo su tela trance metalliche e spazi che le definiscono; il senso che le informa è quello del rivestimento.
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Non cerco di inventare ma di godere dei suggerimenti datimi dalla situazione in cui mi trovo.
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Quando penso al mondo, non penso al fantastico al drammatico, ma semplicemente alla sua esistenza; ne tento la conoscenza fissando una esperienza della realtà.
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Desidero stabilire un rapporto sereno al di là delle simpatie o delle antipatie, con distacco.
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Rifiuto le formule evasive proposte dal romanticismo, gli atteggiamenti viscerali. ↓
Amo rivelarmi nel senso del levigato, del meccanico, dell'essenziale. Attraverso la regola che corregge
l'emozione e la redazione spersonalizzata, le trance si presentano come essenziali del mondo degli oggetti.
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Identifico un dato del mondo come presenza ponendo il quadro al di sopra dei riferimenti sentimentali o sociologici. L'atteggiamento può apparire freddo, ma la frangia di indeterminatezza insita in tutte le prove dell'uomo è sufficiente per suggerire relazioni comunicabili.
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Antonio Carena
(Autopresentazione in catalogo personale, Galleria Sperone, Torino, gennaio 1965)