| ANTONIO CARENA | ||
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| il cielo non esiste, è una mia invenzione |
PARLIAMOCICHIARO
"Nelle nuvole ognuno può vedere ciò che vuole: le figure del suo desiderio, le immagini del suo teatro, i segni della sua cultura."
H. Damisch, Teoria della nuvola
Amo «vedere» le nuvole in chiave spiedistallizzante, per dichiarare che tra me e il cielo, la distanza la decido io. A. Carena, 1965
facitore in sorridenza
nonostante la carta d'identità sbiadita dichiarata dallo spessore anagrafico
i pensieri colorati
mi disaffamigliano dalla rondine-che-fa-autunno in virtù d'aristofanesco innatismo
antidevozionale nei confronti del «fare» maiuscolo
il basso-continuo della tecnica da carrozziere verniciatore affatto protesica di similismi naturalistici
disopacizza spazi neutri
alimentizi d'incandescenti «porzioni» biancazzurre afferenti ad un cielismo finzionale
unico, protagonista
nel prosieguo
per urgenza di simbiosi fattuale con le «cielagioni» le «ipotesi di paesaggio»
avvalentisi di declinazioni cromatiche di terra in vicenda duale con risapute trance di cielo governate da posture assonometriche esplicitano quel durismo concettuale
che tipicizza una sromantica operazione «in vitro» situata nelle corde dell'artificioso avanzante probabile egemone del nostro domani
pertanto a randa dal donchisciottismo salvifico della «messaggeria» dipinta
trovo una privatissima zona franca bastevole per:
esorcizzare la noiosa «quotidie» colmare i vuoti a perdere
slontanare la cassintegrazione ideologica e soprattutto recitare che «l'artista non si separa dal mondo si separa nel mondo essendo altro da esso»
Antonio Carena