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LA STORIA
Il
MAU- Museo d'Arte Urbana di Torino è il primo progetto in fase di concreta
realizzazione, in Italia, avente come scopo il dar vita ad un insediamento
artistico permanente all'aperto collocato all'interno di un grande centro
metropolitano, con in più il valore aggiunto di essere iniziativa partita non
dall'alto ma dalla base, complice il consenso ed il contributo fondamentale
degli abitanti. In questo senso si può denotare una differenza tra la nostra ed
altre pur ammirevoli realtà, quali i musei, ad esempio, di Maglione e Dozza,
per citare i più noti, siti in luoghi fascinosi ma decentrati e,
urbanisticamente parlando, di ridotte dimensioni o, all'opposto, con la
pregevole iniziativa recente del Comune di Napoli che ha realizzato un vero e
proprio percorso museale all'interno e, parzialmente, all'esterno delle nuove
stazioni della metropolitana, per la sua regia coordinata dall'alto. Un
intervento, quello di Napoli, da prendere comunque ad esempio da parte di molte
amministrazioni, compresa quella torinese, per l'alto livello delle scelte
artistiche, caratterizzate da organicità e da una giusta dose di pluralismo.
Qualcosa di simile, nel territorio piemontese, sta iniziando a prendere corpo
nella città di Moncalieri.
Il nucleo originario del MAU è sito nel Borgo Vecchio Campidoglio, un quartiere
operaio di fine'800, collocato tra i corsi Svizzera, Appio Claudio e Tassoni, e
le vie Fabrizi e Cibrario, non distante dal centro cittadino.
Una porzione di spazio urbano miracolosamente salvatasi dagli sventramenti
operati dal Piano Regolatore del 1959, che ha mantenuto pressoché intatta la
sua struttura a reticolo costituita da case basse con ampi cortili interni
dotati di aree verdi, suddivise da vie strette, il tutto a favorire il rapporto
di comunanza tra gli abitanti ed una tipologia di insediamento, in una zona
semicentrale di Torino, tale da farne un "paese nella città".
Nel 1995 matura, nei promotori del Comitato di Riqualificazione Urbana, già da
alcuni anni impegnati in una rivalutazione delle peculiarità urbanistiche ed
architettoniche del Borgo, l'intuizione di allargare la propria sfera di
intervento all'arte, coinvolgendo i cittadini nelle scelte.
Vengono
a tal proposito invitati a fornire il proprio parere, dall'allora Presidente del
Comitato, alcuni operatori culturali cittadini, tra cui l'estensore della
presente, all'epoca membro del Direttivo dei Musei e delle Mostre della Città
di Torino, già da anni impegnato sul fronte del rapporto tra arte e territorio.
Il sottoscritto, sulla scia delle precedenti esperienze, che già mi avevano
indotto ad elaborare la sigla "Museo d'Arte Urbana" per un progetto
che originariamente doveva essere realizzato nel centro storico e ricordava da
vicino, quanto ad esiti logistici, quella che sarà poi la "Galleria
Campidoglio", individua nel Borgo Vecchio l'ambito ideale per
l'applicazione concreta dei suoi intenti e, coadiuvato in maniera determinante
dall'arch. Giovanni Sanna e dall'Accademia Albertina di Belle Arti, nella
persona del Direttore Carlo Giuliano, inizia un lungo cammino progettuale, fino
agli esiti attuali.
Dagli esordi, non facili, ad oggi, sono state prodotte 36 opere murarie
all'interno del Borgo Vecchio, alle quali si sono affiancate, nel maggio 2001,
altre 31 nuove installazioni costituenti la "Galleria Campidoglio".
Quest'ultima, componente organica del Museo d'Arte Urbana, è sorta per volontà
del Centro Commerciale Artigianale Naturale Campidoglio, all'interno delle
iniziative del Piano di Qualificazione Urbana, promosso dagli Assessorati al
Commercio di Comune e Regione. Si tratta di opere formato cm. 70 X 100,
collocate permanentemente sulle pareti tra i negozi di via Nicola Fabrizi e
corso Svizzera, protette da teche di plexiglas, che saranno nei prossimi mesi
dotate di illuminazione permanente.
Il 2001 è stato un anno fondamentale per un lancio definitivo dell'immagine e
del ruolo del MAU in ambito cittadino e nazionale, coronato dall'inserimento
nella "Carta Musei" della Regione Piemonte.
Il Museo d'Arte Urbana si trova attualmente, come è facile intuire dati i
presupposti, in una fase cruciale del suo percorso. Pensiamo di essere
esattamente a metà del guado. Si può definire ormai superata la fase iniziale,
caratterizzata in positivo dall'entusiasmo della sperimentazione, in negativo
dalle difficoltà nel rapporto con gli interlocutori pubblici di allora,
culminate in vere e proprie operazioni di incomprensibile boicottaggio, partite
proprio da quegli ambienti politici legati all'ambientalismo che più di altri
avrebbero dovuto sostenere e supportare il progetto.
Nell'ultimo biennio la situazione è migliorata, tuttavia siamo ancora
abbastanza distanti da una piena accettazione e consapevolezza delle
potenzialità del MAU, non solo in termini artistici e didattici, ma anche in
funzione turistica e promozionale, quale ulteriore e non effimera risorsa
aggiuntiva per la Città. Una Città che negli ultimi anni ha certamente
compreso l'importanza di offrire supporto continuativo alla cultura ed all'arte
contemporanea. Tuttavia è necessario, particolarmente per quest'ultima, che si
scongiuri il rischio, oggi purtroppo ricorrente, di una parcellizzazione degli
interventi, nonché il privilegio eccessivo indirizzato verso i progetti
partoriti in ambito amministrativo, rispetto a quelli ideati dalla vasta area
del privato sociale, delle associazioni, degli operatori culturali cittadini,
troppo spesso emarginati, spesso per offrire sostegno massiccio ad iniziative,
pur meritevoli, elaborate da privati imprenditori. Sempre rispetto all'arte
contemporanea non posso non sottolineare come, da alcuni anni, una vasta e
significativa area dell'avanguardia artistica locale ed italiana sia stata di
fatto emarginata da scelte che appaiono spesso interessanti, ma indubbiamente si
qualificano come monotematiche, tali da impedire una visione più allargata
dell'eclettismo stilistico che caratterizza la scena artistica contemporanea.
Il Museo d'Arte Urbana, per la sua storia e la professionalità degli operatori
che vi collaborano, si candida per la realizzazione di iniziative future che si
incamminino nella direzione prima citata.
I nostri prossimi obiettivi consistono nel completamento virtuale, in quanto non
si potrà certo mai sancire una definitiva conclusione dei lavori, del ciclo di
opere murali nel Borgo Vecchio, ed il successivo allargamento degli interventi
ad altre porzioni di territorio.

Si
immagina, se giungeranno i necessari contributi dagli enti pubblici e dai
privati, la realizzazione di sculture ed installazioni permanenti in zone del
quartiere quali Piazza Risorgimento e l'area mercatale di Corso Svizzera,
nonché nei luoghi maggiormente degradati della Pellerina, e l'individuazione di
un ampio locale espositivo che possa adempiere all'ambiziosa funzione di
"Centro per le Arti Contemporanee", corollario ormai indispensabile
per un pieno sviluppo delle attività del MAU, e per garantire quel pluralismo
nell'offerta artistica prima menzionato.
Questo lo stato delle cose ad oggi, estate 2002, prossimamente sarà nostra
premura tenervi aggiornati sullo stato delle cose.
luglio 2002.
Edoardo Di Mauro, Presidente e Direttore Artistico del Museo d'Arte Urbana