UMBERTO MASTROIANNI
~ I legni ~
Sono poche, nella produzione di
Mastroianni, le opere lignee che non appartengano al subordine, almeno nominale, di una
funzione preparatoria. Tra queste, la più rappresentativa è forse "Legno
colorato" del 1952, scolpita e policromata come nella tradizione colta tra Medioevo e
Rinascimento o in quella popolare di epoche successive. Talvolta rubricato come
"Testa di fantasia", prodotto nella fase dei riaggallamenti figurativi
contestuali all'ormai ordinario eloquio aniconico, il pezzo risulta in vero illeggibile
nella sua componente referenziale, a meno che non venga accostato ad altre sculture coeve
seriabili in una graduale sequenza di stadi scompositivi sul tema della testa virile. È
un dato di fatto che quasi tutti i legni di medie e grandi dimensioni lavorati
dall'artista siano modelli per la formatura di fonderia, o per la verifica preliminare
all'assemblaggio di elementi di acciaio, o ancora per le misurazioni del
"levare" nella tecnica marmoraria. Interviene però, immancabilmente, la
sanzione di un valore di autonoma compiutezza espressiva, corroborata spesso da ritocchi
dell'autore non richiesti da alcuna funzione che non sia logica linguistica e ancorata
alla specifica veicolazione espressiva del legno. La traduzione in metallo, o in altro
materiale contemplato dalla norma artistica come finale, potrebbe persino risultare
superflua se non comandata dall'esposizione agli agenti atmosferici o dalla previsione di
particolari inflessioni semantiche alternative o aggiuntive. Nel rispetto radicale per il
valore materico, l'artista accetta che l'essenza fibrosa, specie durante l'uso o la
considerazione del manufatto come elaborazione interinale, vada incontro a
"maturazione" per effetto di luce e atmosfera, di accidentalità meccaniche e di
contaminazioni varie. Coi primi capitoli dell'astrazione di Mastroianni, contraddistinti
da una plastica massiva, potentemente chiaroscurata in parti piane, cave e convesse, si
registrano, nell'ambito lignario, esercizi di "sculture" in senso letterale
(mazza, scalpello, strumenti manuali di rifinitura), tali che le fasi
"costruttivistiche" successive accompagnate da una pertinente strumentazione
elettromeccanica non richiederanno più. Uomo, noto anche nelle versioni in marmo e in
gesso, risale al 1942. Se negli acciai non è dissimulato anzi ricercato l'aspetto
fabbrile da officina meccanica, anche nella produzione lignea dei decenni Settanta e
Ottanta è invocata la superfetazione di senso: il riflesso suggestivo di uri antica
cultura materiale cantieristica, l'alone letterario della mitica carpenteria di cavalli
omerici e di ali d'Icaro Leonardesche. Le eventuali rifiniture espressive cui si
accennava, per le creazioni delle fasi avanzate, consistono principalmente in misurata
sovrapposizione di colore o in inserzioni metalliche. Ne è esempio il Grande volo del
19'19-80, con marcature degli elementi radiali e circolari mediante fasce d'acciaio e
qualche fulcro campito in rosso. A volte l'associazione tra materia siderurgica e
"caldo" legno è più paritetica, come in "Sviluppo di forme" n.2 del
1972 o in "Energia nello spazio" dell'anno dopo. Esito spettacolare di dinamica
centrifuga a vettori troncoconici scheggiati e cavi è il modello per il "Monumento
alla Pace" di Cassino. Mentre s'impone primaria la plasticità esplosiva del macro
costrutto, agiscono in subordinata coerenza capillare i segmenti delle doghe di cirmolo
assemblate e smussate a pialla. A tutta evidenza, persino la numerazione a pennello rosso,
funzionale alle operazioni di montaggio e non necessariamente autografa, viene incaricata
di ulteriori valenze: di supplemento coloristico, di sprezzo officinale, di scrittura
oggettivante (di segno tecnologico conforme all'insieme). Elaborata nel 197l-72, la grande
scultura è rimasta a lungo surrogatoria dello stadio conclusivo di un progetto
quant'altri mai accarezzato dall'artista. Esattamente fino al 1981, quando finalmente
l'impegno della committenza pubblica ha reso possibile la conversione dal legno
all'acciaio cor-ten.