TESTI
COLONNAZZEPARENTAZZE.......
di Ivana
Mulater
PROPOSTE IX di Mirella Bandini
RRAGAZZE di Ivana Mulatero e Lisa Parola
ORGANO DI TAZZE di Enzo Biffi Gentili
COLONNAZZEPARENTAZZESQUISITAZZEDONDOTAZZEARCATAZZE
di Ivana Mulatero
Matilde Domestico compare sulla scena artistica italiana agli inizi degli anni '90, con un tratto distintivo e persistente nel tempo: il ricorso ad un oggetto banale, quotidiano, qual è
la tazza, sia essa di ceramica o di porcellana, intera o a cocci. La sua ricerca si lega ad una vasta area di poetiche dell'oggetto emerse in
Italia e all'estero nel decennio precedente, con un'intenzionalità di percorso divenuto, implicitamente,
monotematico.
Il contesto storico di riferimento compie un recupero delle esperienze oggettuali ampiamente dibattute con le avanguardie storiche, sia secondo delle direttrici duchampiane che tendono a dissolvere una demarcazione tra arte e vita a favore di un'estetizzazione diffusa, omologando i vari livelli di cultura, con un annullamento di
qualsiasi valore che non sia quello di consumo e di merce, come nel caso dell'opera di Jeff Koons, e sia secondo una direttrice schwitteriana che accumula una quantità impressionante di reperti artificiali, naturali e
artigianali, con i quali riconferire delle qualità formali e costruttive e creare delle configurazioni plastiche aggettanti nello spazio: ai materiali trovati delle prime sculture di Tony Cragg si può pensare, elementi
ferruginosi collocati in successione verticale con i quali si coniugano gli intenti postmoderni di interpretazione della storia attuale che si dà per frammenti, residui sensuosi e scabri di una nuova
classicità.
II percorso artistico di Matilde si ascrive in quest'ultima direzione, ma con una precisazione:
l'oggetto tazza, scarto dei normali cicli di produzione, è strumento e nel contempo il
fine dell'elaborazione di nuove inesauribili modalità creative, ed è anche un oggetto dalle valenze generazionali, una generazione anni '60 cresciuta con le tazze dell'Ovomaltina personalizzate. La tazza è uno strumento con il quale costruire delle combinazioni seriali e ritmiche liberamente inserite nello spazio (le colonnazze, le arcatazze, le
irrequietazze) e con cui ritrovare motivi iconici risaputi (una colonna, un fiore, un albero, un'arcata, una figura, un organo musicale e un tavolo) per ideare un vocabolario stimolante.
Del resto ciò che affascina l'artista e ne motiva l'adesione ad un tema apparentemente circoscritto, è la varietà e
l'ampiezza di repertorio; il mondo delle tazze non è così semplice e ovvio come appare, contiene, infatti, delle numerose sottocategorie, connesse alle forme, alle funzioni, e ai rapporti con coloro che le utilizzano, in un mondo di affetti famigliari o di convenevoli ufficiali, e infine, le
tazze sono patronimico, un cognome di determinate persone che Matilde ha cercato per accluderle in questo vasto e variegato repertorio.
Con un linguaggio espressivo maturo l'artista esplora l'oggetto tazza, superandolo nei suoi valori aneddotici ed esteriori, riconducendolo ad essere elemento
seriale di un gioco combinatorio che si può estendere all'infinito come Le colonnazze oppure conferendogli una
narratività e un potere evocativo con cui inanellare racconti visivi e plastici, si vedano le chiassose e pettegolanti
parentazze.
Dalla metà degli anni '90, in sintonia con una cultura del recupero rivolta ai materiali di consumo, Matilde alimenta una sensibilità tesa a rimodellare lo scarto per inserirlo in serene e razionali strutture compositive che esaltano le qualità formali e comportano un gradiente di umorismo e divertito stupore.
La grande coerenza di Matilde si rivela nel fatto che ella estende la meticolosa attenzione ai
valori materiali e formali delle tazze anche al mondo delle parole, dove sviluppa soprattutto le componenti consonantiche, e tazza diviene un generico suffisso che sta a designare
delle operazioni di montaggio di illusioni famigliari ma irrazionali.
Ivana Mulatero
da "Anomalie" 1999
Associazione Culturale
Arti Assortite - (TO)
PROPOSTE IX di
Mirella Bandini
Nel mondo artistico americano degli anni Novanta, il ruolo dei linguaggi del femminismo è decisamente rilevante: basti pensare a Cindy Sherman, Barbara Kruger e Laurie Simmons, impegnate da una parte a demolire i modelli stereotipati con cui i massmedia costruiscono
l'immagine femminile, e dall'altra a indagarne i problemi di identità e di coscienza. In Italia
l'attenzione al problema è assai limitata: l'arte tende a esprimere prevalentemente valori maschili, considerando debolezza dell'opera
l'interpretazione dei valori femminili. Per questa ragione molte nostre artiste, non use al pragmatismo americano, preferiscono la narrazione metaforica, il sottintendere più o meno palese,
l'interiorizzazione sottile.
Ne è un piccolo esempio il lavoro, apparentemente ludico, di Matilde Domestico, che rifiuta per
l'appunto l'ipotesi della soggettività espressiva, e parte dalla tradizione dei ready mades e delle analisi concettuali degli strumenti, che peraltro vengono poi usati con estrema libertà. Da un decennio Matilde lavora nel campo della ceramica, non costruendo, ma decostruendo.
Accanita raccoglitrice di cocci di tazze, piattini, teiere in porcellana, li infigge in pannelli di legno o di gesso creando bassorilievi, o li compone in "personaggi" femminili o maschili mediante sovrapposizioni "fatte a arte" su cui alcune volte interviene con minimi segni caratterizzanti; o ancora accumula in equilibrio precario una tazza sull'altra fino a ottenere colonne oscillanti alte anche tre metri.
Questi oggetti, banali e di comfort comune, da Matilde scelti quali immagini ripetitive e ossessive, sono da sempre collegati alla mano e al comportamento femminili:
oggetti-segni che vengono trascesi dalle loro effettive funzioni e abbassati a connotazione decorativa.
L'unione della antichissima forma/funzione nelle tazze nella teiera, nelle tazzine viene a essere spezzata, dislocata in un contesto straniante, e per di più precario nella sua instabilità: il personaggio, la colonna, il bassorilievo.
Nella lettura, si aggiunga anche la frantumazione della forma, in quanto vengono usati soltanto cocci trovati; e di conseguenza,
l'uscita dalle definizioni e dai generi, dai condizionamenti delle tecniche e dei linguaggi connotativi. Insieme a queste nuove immagini nascono anche i titoli-calembour che sempre accompagnano le opere come una filastrocca ludica infinita: Misstazza, Stradazza, Tristazza, Colonnazza, Parentazza, bisticci e giochi di parole, dove il suffisso-tazza ne modifica il senso.
Ciascun oggetto, in quanto è disposto in aggregazioni, perde la sua denominazione e funzione
primeria; ma ne acquisisce una complessiva da cui scaturisce una nuova e intrigante connotazione, secondo lo stesso procedimento usato da un altro artista torinese già presentato a Proposte, Corrado Bonomi e le Colture.
Liberando l'oggetto dalla sua sostanza, esso acquista la duttilità e la fluidità del sistema delle
corrispondenze, della figurazione metaforica e della spinta analogica: proprietà esaltate, come ha ricordato André Breton, in particolare dall'attività poetica ludica.
Mirella Bandini
da Proposte IX
a cura di Mirella Bandini, Luca Beatrice, Lucio Cabutti
1994 Regione Piemonte
RRAGAZZE
di Ivana Mulatero e Lisa Parola
Matilde Domestico.
Ho iniziato alle superiori...... dipingevo su ceramica. Credo che questo sia stato il mio primo approccio alla porcellana e alla ceramica. IL modo più classico: impari a dipingere fiorellini... per me è stato un allenamento ma non ho mai accettato questo tipo di lavoro, non mi dava nessuna soddisfazione e
allora ho iniziato a guardare gli oggetti. Mi piacevano molto gli oggetti di ceramica, mi piaceva il materiale. In quegli anni ho sempre avuto il desiderio di lavorare la ceramica, di creare delle forme. Poi la mia attenzione si è concentrata sull'oggetto, casualmente su dei cocci di vasi che avevo visto in un negozio e che stavano buttando. Mi erano piaciuti per le forme, quasi regolari. Mi ha colpito questa casualità di una forma rotta, inutile e bella.
Ecco questo è stato un po' l'inizio e poi... stavo preparando la tesi all'Accademia di Belle Arti e avevo scelto un lavoro sui materiali nell'arte, nella storia dell'arte. È iniziata tutta un'analisi sugli oggetti, sulle sculture e sui collages, e inevitabilmente sono tornata ad osservare questo mondo degli oggetti. C'è stato anche un momento...
non di rabbia, ma... come di dire "basta, basta dipingere, devo iniziare a far qualcosa che sento io." E quindi ho iniziato a lavorare con i cocci e poi ho scelto Ia tazza. Mi sono fermata sulle tazze e ho iniziato a collezionarle e a comprarle... al Balón... Non erano
tazze comprate in negozio, raffinate, erano tazze trovate. Al Balón, se ne trovano di tutti i tipi, anche belle e costose. Nel
la tazza ho visto un oggetto che si prestava per essere trasformato.
Lisa Parola.
Hai accennato a un'idea di scarto, presente nel tuo lavoro: il riciclaggio, l'utilizzo di avanzi. E pensandoci mi vengono in mente sicuramente due figure
della storia dell'arte del Novecento: una è Tony Cragg e L'altra è Duchamp. Credo che il tuo lavoro possa avere una similitudine con quello di Cragg, anche se nel suo caso i materiali e gli oggetti sono molto vari. Tu hai pensato ad un legame? Hai mai pensato a questo aspetto, hai mai pensato a loro? Hai pensato ad altri?
Matilde Domestico.
Forse più a Duchamp, è chiaro, a Duchamp ci pensiamo un po' tutti. Io effettivamente uso lu tazza quindi mi hanno sempre colpito molto gli artisti che utilizzano l'oggetto, mi sento abbastanza vicina a Tony Cragg...

Ivana Mulatero.
Matilde, tu fai un'operazione di critica nei confronti di quelli che sono i sistemi di valore abituali. Tenere il pezzo perfetto e buttare via lo scarto, ossia tu lo reimpieghi e il risultato complessivo è quello di rimettere in un'opera, a nuova vita, lo scarto; attraverso una strategia di ironia o di favola?
Matilde Domestico.
L'aspetto della favola non l'ho mai considerato, magari c'è, mentre l'ironia io la vedo di più in alcuni lavori. La
Risatazza, la Malatazza, Misstazza: questi personaggi possono far ricordare qualcuno, ma non mi sembrano legati alla fiaba.
Ivana Mulatero.
Forse altri lavori sì.
Matilde Domestico.
Secondo me la Colonnazza è ironica.
Lisa Parola.
Ma l'organo, le arcate di tazze e i sentieri di coccio...
Matilde Domestico.
Quelli mi sembrano elementi, adesso uso una parola mai detta, direi "architettonici". Nell'arcata di tazze la cosa divertente, secondo me, è poter passare sotto le tazze che solitamente pensiamo come degli oggetti fragili, che fanno anche male perché con i cocci mi sono tagliata parecchie volte.
Matilde Domestico.
Il solo parlare di "arte al femminile" è rischioso perché può essere inteso come un'etichetta. Invece penso che sia un modo per registrare comunque una realtà, no? In effetti questo cambiamento è avvenuto: ci sono più artiste donne, ma il problema adesso è l'esigenza di confrontarsi e di verificarsi, di conoscere il lavoro degli altri, ma non per dividere il lavoro degli artisti uomini da quello delle artiste donne.
Matilde Domestico.
Probabilmente c'è più l'abitudinE a raccontarsi, tra donne è più facile parlare di sé, delle proprie difficoltà o problemi, mentre... almeno io mi baso su esperienze reali, tra uomini questo avviene
meno o avviene forse in altro modo. C'è una differenza probabilmente anche nel lavoro d'artista. È un linguaggio probabilmente diverso. Un esempio... io lavoro spesso con un amico che è un illustratore, uno molto bravo, e notiamo tutti e due delle differenze: lui ha un segno molto più preciso, più duro, non che il mio sia morbido ma è diverso. Anche L'uso dei colori è un po' diverso... e si nota. Per un mese abbiamo lavorato insieme, lui disegnava e io coloravo. Si notavano delle differenze nel modo di affrontare o avvicinarsi all'immagine. Però siamo riusciti a trovare un equilibrio: il suo disegno andava bene con il mio colore. Quindi è vero, ci sono delle differenze. Meno male che ci sono!
Matilde Domestico.
E un'ossessione. E potrebbe esserci qualche rischio: mi ripeto, continuo a ripetere le stesse cose. Questa sensazione l'ho avuta soprattutto all'inizio,
quando ho cominciato ad utilizzare le tazze. Poi, andando avanti mi sono accorta delle infinità di soluzioni,... si aprono di continuo nuove strade. Io rifletto sul "tematazza ". È un pensiero costante, ogni giorno ho questa preoccupazione.
Ivana Mulatero.
Vorrei ricollegarmi al primo titolo che avevamo pensato per questo libro bad girls, nel quale c'era il tentativo riposto di definire il "cattivo" rispetto al "buono ", cioè le cattive ragazze come artiste eccentriche, eretiche, eversive. Però ci siamo accorte che il problema non è se le artiste sono cattive o brave, ma quanto devono essere cattive per fare questo lavoro.
Matilde Domestico.
Mah, penso che bisogna essere determinati, poi uno può esprimerlo con aggressività o cattiveria, io non penso di essere aggressiva,
però bisogna porsi degli obiettivi chiari, e condurli con decisione e grinta. Non saprei esprimerla la cattiveria, non fa parte di me, è chiaro che mi sono accorta che se vuoi
realizzare le cose le devi volere.
da RRAGAZZE
a cura diIvana Mulatero e Lisa Parola
Franco Masoero Edizioni d'Arte 1996
Matilde Domestico
di E. Di Mauro
La condizione di spiazzamento è perfettamente raggiunta là dove s'incontrano una serie di colonne di simmetriche altezze, composte da tazze da caffè,tè, caffelatte, rigorosamente bianche, stagliate nettamente sul fondo verde della vegetazione del parco.
L'imprevedibile, fragile, ironica e tenera disposizione di materiale d'uso quotidiano che Matilde Domestico preleva dalla dimensione consueta per estraniarlo e connotarlo di altre
significazioni, in questo caso, un Organo di tazze, rientra nel solco della Storia dell'Arte del Novecento, con
l'elaborazione data dalle avanguardie storiche, della poetica dell'oggetto. Essa diviene, nello scorcio di fine secolo e alla luce delle rivisitazioni che sempre più gli artisti effettuano sullo statuto dell'oggetto, elemento fondante del loro lavoro, imperniato sul dialogo
soggetto-oggetto. Un binomio denso di implicazioni inedite per il futuro dell'arte, di cui ora possiamo intravedere almeno due direttrici di ricerca:
1) l'oggetto si corporeizza e il soggetto si oggettifica ;
2) dall'eredità metafisica, la finzione come nuova funzione.
Edoardo Di Mauro e Ivana Mulatero
da Giardino dell'Arte 2
Piazza d'Armi - Torino 1995
Edizioni Multidea 1995
Organo di tazze di
Enzo Biffi Gentili
Nel concerto dei mistici vasai sembra perfettamente inserirsi I'Organo di tazze della torinese Matilde Domestico. Ma a ben ascoltare si avverte una dissonanza, tecnica e concettuale, non irrilevante. Da un lato Matilde utilizza "tazze trovate", dei
readymade, forniti da un'azienda di Usmate presso Milano, I'Industria Porcellane
SpA. Inoltre, d'altro lato, a leggere i titoli dei suoi progetti di assemblages ci si trova di fronte, oltre che a una ceramica architettonica
e "costruttiva" composta e sorretta da Arcatazze, Colonnazze, lmpalcatazze, a un maggiormente domestico interno abitato da
Parentazze, arredato da Dondotazze, insomma asilo di molte Sregolatazze (ed è allora più agevole
I'ispezione della sua figulinaria con quei suffissi umorali, 'azzo...).
Enzo Biffi Gentili
da Viaggio attraverso la ceramica - Vietri sul Mare 2000
a cura di Enzo Biffi Gentili
Edizioni Menabò